Arcavacata 2007 - Voglia di cambiamento!

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Aria di regime ad Arcavacata



S
i eleggono i rappresentanti del personale nel Consiglio di Amministrazione dell’Università della Calabria. Per i docenti sono in palio: due posti riservati agli ordinari, due posti per gli associati, due posti per i ricercatori.

È un’occasione importante, ci sono tanti nodi da sciogliere nell’Amministrazione dell’Università.


La questione del bilancio innanzitutto, che ha suscitato molte polemiche nei mesi scorsi, per la prassi consolidata di sottostimare le entrate e gli avanzi di bilancio e sovrastimare le uscite, con l’effetto di gestire enormi risorse in fase di assestamento e con un ricorso abnorme allo strumento del decreto rettorale, e della successiva ratifica da parte del Consiglio.
Ci sono problemi seri legati all’uso delle risorse, alle spese per sanare i contenziosi, alle scelte circa le priorità da seguire.

Invece tutto si svolge in silenzio. Due soli candidati concorrono per i due posti da ordinario, due soli candidati concorrono per i due posti di associato, due soli candidati concorrono per i due posti di ricercatore.
Elezioni inutili, non c’è competizione, non ci sono idee che si confrontano.

I candidati, peraltro, sono tutti fedelissimi del Rettore. Hanno sottoscritto pubblicamente, sul suo malinconico sito web, la volontà di votarlo per la terza elezione, oppure hanno manifestato la loro devozione durante le riunioni del Corpo Accademico che hanno preceduto le recenti elezioni rettorali. Non c’è da aspettarsi molto. Il Rettore non troverà in loro alcun serio ostacolo.
Magari può incominciare a pensare anche al quarto mandato.

Metà dei candidati, inoltre, non è alla prima esperienza. In un sistema di gestione che si cristallizza ogni giorno di più trova, così, spazio, accanto al Rettore di mestiere, anche la figura del Consigliere di mestiere. Una tendenza deprecabile che penalizza soprattutto la categoria dei ricercatori che, per sua natura, dovrebbe essere la più dinamica e la più ricca di cambiamenti e invece resta immobile con la riproposizione di entrambi i Consiglieri uscenti.

Nel Consiglio non ci sarà più il professore Cocorullo, l’unico che ha sempre esercitato il suo diritto dovere di informare l’Università di quanto accadeva nei Consigli, l’unico che ha espresso un dissenso, chiaro e responsabile, verso le scelte del Rettore che non riteneva utili per l’Università. Tace così una delle ultime voci di opposizione in questo scenario di piatto conformismo che ormai pervade l’intero Ateneo. Ma mancherà anche la voce del professor Gaudioso, che pur da posizioni di condivisione con le scelte gestionali del Rettore, ha sempre mostrato attenzione, rispetto e apertura al dialogo con quanti, invece, criticavano tali scelte.

Quello che si va instaurando è un vero e proprio regime, che teme il confronto, che spegne il dissenso. Siamo su una brutta china. C’è uno stolto trionfalismo che tende a mascherare la profonda crisi dell’Università della Calabria, incapace di conseguire gli obiettivi per i quali era stata voluta e costruita. Un’Università in cui trovano cittadinanza proposte strampalate come quella di una nuova inutile Facoltà, che serve solo per soddisfare modeste ambizioni di qualche importante supporter.

Ci aspetta l’anno della normalizzazione. Si cercherà di occupare con fedelissimi tutti gli spazi di qualche rilevanza, si renderà complessa la vita ai pochi irriducibili, si faranno feste e celebrazioni per ogni sciocchezza, i problemi resteranno lì enormi e irrisolti, con sopra qualche lenzuolo in più per coprire una trama sempre più sfilacciata.

Cosa fare? La ricetta è semplice! Basta non farsi normalizzare.


Arcavacata, 26 ottobre 2007


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