Arcavacata 2007 - Voglia di cambiamento!

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Giorni di gloria ad Arcavacata

(Articolo pubblicato su Calabria Ora di Mercoledý 16 Gennaio 2008)



Una settimana incandescente all’UniversitÓ della Calabria. Due grandi eventi: l’incontro con monsignor Bregantini e la mobilitazione generale contro il perfido Mussi.

Giovedý emozionante, grazie all’incontro con il vescovo che ha tenuto accesa la speranza in una terra martoriata, ha dato senso e prospettiva a tante persone, ha messo in moto iniziative concrete intorno alle quali aggregare la voglia di cambiamento. Interventi molto belli, ricchi di proposte, di voglia di capire per  modificare una realtÓ che non si pu˛ e non si deve accettare. E quindi la contentezza, e anche l’orgoglio di appartenere a una struttura in cui lavorano tanti bravi colleghi che, in silenzio ed umiltÓ, hanno intrecciato e annodato fili, progetti e iniziative con la gente della locride.
La partenza dolorosa di Monsignor Bregantini Ŕ uno sprone a impegnarsi ancora di pi¨, Ŕ un invito a quanti ancora non lo hanno fatto a lavorare insieme ai colleghi pi¨ attenti e sensibili perchÚ l’UniversitÓ sia sempre pi¨ impegnata in questa integrazione con il territorio. ╚ il modo giusto di dare concreta attuazione al nostro Statuto. Dobbiamo essere d’aiuto per mettere in piedi progetti che siano capaci di attrarre risorse e di risolvere i problemi. Pensiamo al territorio, alla difesa del suolo, al recupero delle aree degradate, al risanamento dei versanti e delle fiumare, alla crescita di un volontariato attento ai problemi dell’ambiente e della protezione civile, al recupero e alla valorizzazione di un immenso patrimonio culturale e ambientale. Si devono costruire progetti che portino risorse al territorio e non solo all’UniversitÓ, come troppo spesso Ŕ accaduto in questi anni.

Venerdý battagliero, grazie all’iniziativa del Rettore che lamenta il mancato arrivo di 16 milioni previsti dal patto per l’UniversitÓ e dispersi in mille rivoli dal Governo Nazionale. ╚ il primo di due incontri programmati a breve distanza per far crescere la protesta nell’UniversitÓ e nel territorio. Le ragioni sono tutte dalla parte del Rettore. Sono soldi che ci spettano ed Ŕ giusto pretenderli fino all’ultimo centesimo. ╚ una rivendicazione pi¨ che legittima. Ed Ŕ quindi dovere del Rettore esprimerla.

I modi, tuttavia, non sembrano convincenti. La deprivazione ha colpito molte altre UniversitÓ, anche in misura pi¨ consistente. ╚ una questione nazionale, non locale. Riguarda la Ricerca e l’alta formazione che nel nostro declinante Paese hanno un ruolo sempre pi¨ marginale se non addirittura superfluo.
Contro questa orribile tendenza si deve lottare, tutti insieme, UniversitÓ del nord e UniversitÓ del sud. Che senso ha mettere in piedi l’ennesima pantomima della Calabria caso speciale, da considerare in modo speciale? La ricerca che noi facciamo, la didattica che noi eroghiamo, gli studenti che noi laureiamo non hanno nulla da invidiare a quelli delle altre UniversitÓ, anzi in molti casi siamo avanti e non di poco. Allora perchÚ piangerci addosso e rimarcare una nostra diversitÓ?

Dagli altri Atenei danneggiati non emerge un’analoga esasperazione di toni, c’Ŕ anzi una certa fiducia nel fatto che il Governo favorirÓ il recupero di queste risorse. Certamente sono necessarie iniziative incalzanti, ma forse un po’ pi¨ sobrie.
La questione che a me pare importante Ŕ, per˛, un’altra. La Calabria ha tanti problemi. Deve chiedere aiuto e sostegno al resto del Paese, per sconfiggere la mafia, per resistere alla crisi economica, per ridurre la disoccupazione e la nuova emigrazione.
╚ l’UniversitÓ che deve aiutare la Calabria. Non Ŕ il contrario
.

L’interesse per le kermesse rettorali Ŕ stato, comunque, modesto. Il sostegno Ŕ arrivato solo su richiesta ed Ŕ apparso svogliato. Sono emerse, invece, alcune questioni non di poco conto. Molti hanno chiesto di capire fino in fondo a cosa serviranno questi soldi, come saranno utilizzati, con quali criteri. C’Ŕ la ferita aperta della recente distribuzione dei nuovi posti di ricercatore, fatta con criteri vecchi e ormai inadeguati. C’Ŕ bisogno, invece, di valorizzare le iniziative di eccellenza, con criteri oggettivi e non discrezionali. Manca, come tutti sanno, un progetto di sviluppo e di crescita dell’UniversitÓ, che sia chiaro e condiviso, e non poggi solo su estemporanee iniziative.

Ma quali sono i veri motivi di questa chiamata alle armi che, in tutta evidenza, Ŕ fuori misura? Difficile capirlo. Forse c’Ŕ un nuovo posizionamento delle alleanze accademiche. Qualcuno si allontana, qualcuno si avvicina. Un po’ di “ammuina” aiuta a mescolare le carte. Oppure il Rettore sa cose che noi non sappiamo sullo stato economico dell’UniversitÓ, sugli sprechi ormai irriducibili, sul costo reale dell’apparato di consulenti e di centinaia e centinaia di collaboratori esterni non sempre indispensabili, sul devastante contenzioso, su altri impegni che non possono essere elusi. Ed Ŕ perci˛ vitale disporre di questo tesoretto.

C’Ŕ poi la clamorosa rentrŔe del nostro nell’agone politico, dopo alcuni mesi di astinenza dolorosa, seppur conveniente. L’impegno a occuparsi solo dell’UniversitÓ era una fandonia, lo sapevamo tutti. E quindi un po’ di visibilitÓ. Titoli sui giornali. Si cominciano a tessere alleanze e a rimediare qualche consenso.

Auguri! Noi siamo tutti qui sui nostri destrieri bianchi pronti a sferrare l’attacco decisivo contro le inespugnabili difese di
Izbucenskij
Pasquale Versace


Senza Se e senza Ma


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