Arcavacata 2007 - Voglia di cambiamento!

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Quel che resta dopo il verdetto delle urne



A
qualche giorno dal voto, dopo aver lasciato doverosamente spazio ai festeggiamenti dei vincitori, credo sia utile riannodare il filo dell’analisi e del ragionamento che ho cercato di sviluppare in questi mesi insieme a voi. Vorrei perciò commentare il risultato e vedere quali prospettive ci sono per continuare a lavorare per il cambiamento.


La vittoria del professore Latorre
Il verdetto delle elezioni è chiaro. Non si è avuto un plebiscito, ma la vittoria del Rettore è stata netta. Ho apprezzato la sua telefonata, garbata e cortese, subito dopo il voto. Ho trovato simpatica l’appropriazione del mio logo voglia di cambiamento per trasformarlo in voglia di continuare. Sul piano strettamente personale sono contento della sua vittoria perché capisco cosa avrebbe comportato per lui una sconfitta. Gli auguro, sinceramente, di fare un buon lavoro.
Ma la questione centrale rimane immutata: i problemi dell’Università che ho puntualmente sottolineato, e che molti, votandomi, hanno riconosciuto essere reali, sono ancora davanti a noi. Non sono scomparsi per effetto della terza elezione del professore Latorre.


L'analisi del voto
Il voto dei docenti è stato di carattere individuale ed è venuto da aree culturali diverse.
Un fatto positivo perché attenua l’idea di Facoltà partito, che tanto pesa sul dibattito nella nostra Università. Il consenso è in buona parte riconducibile ai ricercatori che hanno apprezzato l’attenzione manifestata nei loro confronti e le proposte che li riguardano. La questione dei ricercatori, infatti, è uno dei nodi centrali per il futuro della nostra Università e dovrà essere affrontato in modo adeguato.
Nel voto dei docenti pesa anche il 13% di schede bianche e nulle
che, sommato ai voti in mio favore, porta al 38% la percentuale di chi non ha condiviso l’operato del professore Latorre. Una percentuale che non può essere trascurata e che sono certo sarà elemento di riflessione per il Rettore.


Il voto del personale tecnico e amministrativo ha una grande valenza politica
Su 740 aventi diritto solo 276 (il 37%) è andata a votare per il Rettore uscente
. Segno di un disagio palpabile per l’emarginazione patita nel corso di questi otto anni. Effetto dello smantellamento della struttura tecnica e amministrativa di cui l’Ufficio stampa rappresenta l’esempio più evidente. Il consenso da me ottenuto, pari al 43% del voto espresso, è davvero straordinario, soprattutto perché spontaneo e non incanalato da alcuna struttura organizzata.
Tra il personale tecnico amministrativo c’è un malessere, diffuso e profondo, che il Rettore deve affrontare in modo nuovo e intelligente e, soprattutto, con grande rispetto. Non serve una caccia alle streghe ma un’analisi seria dei problemi, la cui soluzione non può essere più rimandata.
Occorre ridare centralità ai servizi tecnico amministrativi, garantendo la pari dignità con un voto di eguale peso per tutti i lavoratori, la valorizzazione delle risorse umane, il controllo di gestione, la tutela dei diritti elementari.
Il voto del personale impegna anche le rappresentanze sindacali ad un maggiore sforzo per intercettare e organizzare un dissenso così vasto.
Da parte mia confermo l’impegno a continuare lungo la strada intrapresa.


Anche il voto degli studenti pone qualche interrogativo
Ci sono tante cose che non vanno: la scarsa qualità delle aule, la carenza di spazi per lo studio individuale, l’enorme carico didattico, le poche sessioni di esame, la carenza di aule informatiche e di laboratori didattici, l’inadeguatezza dei trasporti, il caro alloggio, la mancanza di spazi per il relax, lo sport e il tempo libero, la fermata degli autobus da terzo mondo, la scarsa sicurezza e il degrado del campus, la scarsità di spazi wireless, l’insufficiente informatizzazione dei servizi per gli studenti ecc.
Malgrado ciò, il consenso per il Rettore uscente è stato plebiscitario con l’85% dei voti a favore.
Difficile capire.
Credo che mi abbiano danneggiato alcune mie posizioni in campagna elettorale. Credo però che ci siano motivi più profondi che dovranno essere attentamente analizzati, avendo come stella polare l’esigenza di assicurare alle Associazioni un’assoluta autonomia e un controllo pieno da parte degli studenti.

Analizzando il voto nel suo complesso: i 441 voti che ho raccolto, pari al 31% dei votanti, mi sembrano un buon risultato, se si tiene conto di una campagna elettorale condotta in solitudine e con una enorme disparità di forze, emersa soprattutto nella fase conclusiva.
Il Rettore non raggiunge il 60% dei votanti con i suoi 836 voti (59%) e resta al di sotto della maggioranza assoluta degli aventi diritto, fermandosi al 48%. Un consenso certamente molto ampio, ma inferiore a quello che le condizioni al contorno lasciavano prevedere.
L’analisi del voto conferma, in primo luogo, che c’è un deficit di agibilità.
Nell’Università ci sono alcune centinaia di persone che hanno condiviso, magari solo in parte, le mie osservazioni e le mie proposte. Ma dal dibattito che si è sviluppato ad Arcavacata sembrava che il dissenso fosse limitato solo a due o tre irriducibili. Evidentemente mancano le condizioni perché il dissenso possa esprimersi con la necessaria tranquillità, come è apparso chiaro in occasione della brutta riunione del Corpo Accademico del giorno 15. Occorre un impegno forte per superare questa anomalia.

L’analisi del voto conferma, in primo luogo, che c’è un deficit di agibilità
.
Nell’Università ci sono alcune centinaia di persone che hanno condiviso, magari solo in parte, le mie osservazioni e le mie proposte. Ma dal dibattito che si è sviluppato ad Arcavacata sembrava che il dissenso fosse limitato solo a due o tre irriducibili. Evidentemente mancano le condizioni perché il dissenso possa esprimersi con la necessaria tranquillità, come è apparso chiaro in occasione della brutta riunione del Corpo Accademico del giorno 15. Occorre un impegno forte per superare questa anomalia.

La voglia di cambiamento, che ha caratterizzato la mia proposta, appare diffusa anche se non maggioritaria. Lo diventerà nei prossimi mesi, se il Rettore continuerà nella sua politica di acquisizione di un consenso fine a se stesso, di emarginazione del dissenso, e non farà nulla per arrestare la trasformazione dell’Università della Calabria in Università della didattica e del conto terzi, dove la ricerca di base è sempre meno importante.
Se invece si interrogherà seriamente sul perché tanta gente non lo ha votato, e trarrà spunti per migliorare la qualità della vita e dei rapporti ad Arcavacata, ne verrà un beneficio per tutta l’Università.


Le cose da fare
Ci sono tante cose da fare per andare avanti, mi permetto di suggerirne alcune:
  1. Restituire all’Università il piacere della discussione sui problemi che la coinvolgono. Un corpo accademico che coinvolga tutti in un confronto libero e franco sui temi che sono emersi in questa campagna elettorale sarebbe un primo passo importante da fare al più presto
  2. Mettere a punto un progetto strategico che definisca gli obiettivi generali dell’Ateneo e le forme organizzative attraverso le quali conseguirli
  3. Mettere a punto un progetto di didattica sostenibile
  4. Mettere a punto un pacchetto di proposte per favorire un maggiore impegno dei ricercatori nelle attività di ricerca e più in generale per favorire lo sviluppo della ricerca
  5. Ridisegnare i rapporti organizzativi e funzionali tra Dipartimenti, Corsi di laurea e Facoltà
  6. Ridefinire i rapporti tra ricerca applicata e ricerca di base, ribadendo la centralità dei Dipartimenti
  7. Ridefinire la funzione dei delegati come raccordo tra gli Organi di Governo e l’intera comunità
  8. Definire un piano di valorizzazione delle risorse umane con l’individuazione di principi generali vincolanti per l’amministrazione, ponendo al primo posto la pari dignità: una persona = un voto
  9. Avviare un sistema di valutazione della didattica, della ricerca e della gestione
  10. Definire un regime di incompatibilità
  11. Assicurare la trasparenza con la diffusione tempestiva, magari sul web, delle iniziative degli Organi di governo e dei delegati
  12. Rivedere la destinazione d’uso di almeno una parte degli edifici di piazza Vermicelli, destinando spazi adeguati alle aule attrezzate e ai laboratori dei Dipartimenti.


Presidenza Cocop e rinnovo rappresentanze nel CdA
Tra le prossime scadenze, il rinnovo della Presidenza del Cocop e dei rappresentanti nel CdA, possono offrire un’occasione importante di confronto e di verifica del lavoro svolto e delle prospettive future.
Sarebbe auspicabile che il presidente del Cocop e i rappresentanti in scadenza del CdA si facessero promotori di incontri aperti a tutte le componenti, così da render più partecipato il processo decisionale.


Teniamo accesi i riflettori
Questi mesi di confronto hanno consentito a molti di conoscere più nel dettaglio le cose che avvengono ad Arcavacata. Al di là della facciata si sono evidenziate contraddizioni, lacune, errori di gestione. Tutti sono stati messi in condizione di scegliere sulla base di informazioni, di dati e di un ampio contraddittorio. La campagna elettorale ha arricchito Arcavacata di idee e di proposte.
Questo patrimonio non va disperso
.
Io mi impegno a continuare l’attività di informazione, di analisi, di proposta finora sviluppata e a cercare di dare voce e argomenti, in modo costruttivo, alla diffusa voglia di cambiamento.
Manterrò costantemente aggiornato il sito blog, invierò documenti a tutta la comunità, scriverò articoli sui giornali.
Spero che, lasciato alle spalle il clima aspro del confronto elettorale, altri trovino la voglia di affiancarmi in questa attività, soprattutto ora che sanno di essere in numerosa compagnia.
Non spegniamo i riflettori.

Arcavacata, 3 luglio 2007


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