Arcavacata 2007 - Voglia di cambiamento!

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Autonomia e riservatezza 

nel voto di Arcavacata


(Articolo pubblicato su Calabria Ora del 12/06/2007)



Il dibattito sulle prossime elezioni sta mettendo in luce un fatto positivo. I candidati alla carica di Rettore sono due persone completamente diverse, hanno due diversi progetti di Università, esprimono due diverse concezioni del come si debba essere Rettore ad Arcavacata, e quindi offrono una scelta reale al vasto elettorato che si esprimerà il 27 giugno.
Queste differenze sono presenti nei programmi, nelle modalità con le quali governare l’Ateneo, nella conduzione della campagna elettorale. Per oggi limitiamoci a riflettere sull’ultimo aspetto.

Nella campagna elettorale la prima differenza tra i candidati è nelle modalità di ricerca del consenso. Il Rettore uscente agisce da politico e considera le Facoltà come partiti con i quali stringere coalizioni per governare. Quindi cerca accordi con i Presidi e ne chiede l’esplicito consenso, attraverso documenti di appoggio che dovrebbero orientare gli altri elettori. Se occorre, coinvolge anche qualche Direttore di Dipartimento, ovviamente con le stesse finalità. Per questo non servono incontri pubblici o programmi, ma incontri riservati in cui si assumono gli impegni da onorare ad elezione avvenuta. Lo dimostra il documento dei Presidi uscito quando il dibattito era appena iniziato e che, peraltro, non fa riferimento agli impegni assunti dal candidato a favore delle Facoltà che essi rappresentano.

Io credo che questa visione non sia giusta e non sia neanche realistica. Per fortuna, infatti, nessun Preside controlla pienamente la sua Facoltà ed è in grado di determinarne le scelte. Lo si è visto ad Economia con il cambio a sorpresa del Preside. Lo si sta vedendo in questi giorni a Lettere con la controversia sul numero di appelli.
Io seguo una strada diversa mi rivolgo alle singole persone perché abbiano piena coscienza delle questioni in gioco e possano effettuare una scelta consapevole.
Credo anche che il voto non si articoli per categorie: personale tecnico e amministrativo, professori di ruolo, ricercatori, studenti. Quando si tratta di scegliere il Rettore, nessuno può parlare in nome e per conto di una categoria, confondendo il ruolo di rappresentanti, che devono tutelare gli interessi di categoria, con quello di collettori del consenso verso i candidati. Sono convinto che al momento del voto ognuno sceglierà con la sua testa.

Una seconda differenza è nell’importanza che si attribuisce al confronto pubblico e alle riunioni del corpo elettorale. Per me sono momenti decisivi di formazione del consenso. Il Rettore uscente invece non li ama. Perciò l’evento del 7 giugno non è stato adeguatamente pubblicizzato, e non è stata attivata l’informazione capillare che si utilizza in occasione delle futili iniziative promozionali alle quali siamo sottoposti in questi mesi. Per l’incontro del 15 è auspicabile che le cose possano cambiare.

La terza questione riguarda la lista dei sostenitori. Forse è la differenza più marcata. Sul sito del professore Latorre c’è l’elenco dei sostenitori della sua candidatura, che cresce giorno per giorno con sempre nuove firme. Non tutti i firmatari voteranno per lui, ma quel che conta è l’apparenza. C’è da aspettarsi che la lista raggiungerà dimensioni enormi in prossimità delle elezioni. Si tratta, a mio avviso, di una vera e propria schedatura che viola la privacy e la riservatezza che dovrebbe accompagnare il voto. È una iniziativa spiacevole che mi auguro cessi al più presto. L’Università non può dare altri segnali sbagliati alla società calabrese, avvilendo il momento solenne della scelta democratica, individuale, autonoma e coperta dalla segretezza, in un’esibizione pubblica dei propri intimi convincimenti. Pensiamo a cosa accadrebbe se, prendendo a modello l’Università, si attivassero iniziative simili in luoghi dove il controllo criminale è rilevante. In vista di elezioni i cittadini potrebbero essere “invitati” a dare pubblica adesione a qualche lista vicina ai prepotenti.

La raccolta delle adesioni al di là del necessario e la loro ostentazione appare, perciò, un’operazione inopportuna e poco elegante che andrebbe sospesa, anche nell’interesse del professor Latorre.

Ci sarebbero, naturalmente, anche altri aspetti della campagna elettorale degni di sottolineatura: le tante inaugurazioni, i protocolli solenni, le cerimonie, le coccarde messe su qualche petto. Ma c’è poco da dire, sono fatti che si commentano da soli.



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