Arcavacata 2007 - Voglia di cambiamento!

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Ma chi mi vota?





Una campagna elettorale può essere condotta con modalità diverse, legate alla visione che si ha dell’Università. La mia si basa su semplici presupposti: siamo una comunità scientifica che fa della diversità la sua ragione d’essere. Differenza di idee, di posizioni culturali, di scelte di vita, di sogni, di interessi. L’Università è tanto più grande se riesce a coinvolgere tutti, a fare in modo che ciascuno partecipi al gioco, con le sue risorse culturali e le sue capacità.
Il Rettore, quindi, deve dare voce e spazio a tutti, costruire sistemi di relazioni che privilegino la competenza, ma aiutino tutti a migliorare, senza che nessuno si senta estraneo a casa sua. Il professore Bucci è quello che forse ha meglio incarnato questa idea di Rettore, anche perché favorito da un’età media ottimale del personale docente e di quello tecnico e amministrativo.

Con questa idea di Università, la raccolta del consenso può avvenire in un solo modo
: si sviluppano analisi, proposte, modelli di riferimento; ci si confronta con i diversi punti di vista; si cerca il consenso intorno alle proposte e non agli organigrammi, parlando alle singole persone, ognuno parte essenziale del progetto, senza intermediari e collettori di consenso. E si usano i mezzi possibili: mail, articoli, interviste televisive, siti web, incontri nelle Facoltà, nei Dipartimenti, con le associazioni degli studenti, con il personale, con le singole persone, fino allo sfinimento.
E quindi niente cordate per assumere il controllo dell’Università, ma solo proposte intorno alle quali costruire la partecipazione ed il consenso.

Ma ad Arcavacata non è facile. La visione del Rettore attuale è agli antipodi. La sua parola preferita è governance, con una visione aziendalistica, gerarchica, delegata, non partecipata dell’Università. Negli otto anni passati, infatti, si è discusso poco o niente. Si è sempre evitato di coinvolgere la comunità nelle scelte essenziali, delegate totalmente agli Organi di Governo e in ultima analisi al Rettore, che dispone in ciascuno di questi organismi di solide maggioranze, costruite abilmente a tavolino. La partecipazione, non stimolata né esercitata, ha finito per atrofizzarsi. La comunità è diventata fortemente gerarchizzata, con una moltitudine di persone tagliate fuori da qualsiasi processo decisionale, e un numero ristretto di persone che concentrano tutto il potere reale nelle loro mani e parlano e decidono in nome e per conto degli altri. Uno schema rigido e collaudato che non è prudente contrastare. Perciò prevale il conformismo, ci si aggrega solo per Facoltà, diventate quasi simili a partiti politici, le critiche non emergono, tutto si risolve nelle ovattate stanze, senza rumore, con gli sconfitti in silenzio a leccarsi le ferite.
Di qui l’enorme irritazione quando con qualche articolo sui quotidiani ho provato a scalfire questo consolidato sistema di potere.

Stimolare il dibattito in questo contesto è stata impresa ardua ma i risultati sono positivi. I temi sollevati sono diventati familiari e largamente condivisi. In un’altra Università si sarebbe sviluppata una discussione proficua sui tanti argomenti trattati. Ma ad Arcavacata le logiche sono diverse. Le riunioni non sono il luogo in cui si confrontano le idee ma quello in cui si celebrano i successi e si censiscono amici e oppositori.
L’ultima riunione del corpo accademico, trasformata, a detta degli stessi uccellatori, in un tiro al piccione, ha scoraggiato i più dall’intervenire. Altri incontri, come quello recente con il personale tecnico e amministrativo, sono stati irrispettosamente liquidati dopo un’oretta scarsa di non-dibattito, il tempo sufficiente per avere qualche bel titolo sui giornali, utile ad impressionare qualche gonzo. Nell’incontro con gli studenti, poi, si è toccato il grottesco, con il Rettore che resta giusto il tempo di informare, cifre alla mano, che tutti devono sentirsi felici e contenti, e poi via di corsa, prima che nell’uditorio affiori qualche dubbio.

In questo scenario da socialismo reale, non tutti se la sentono di manifestare pubblicamente la loro posizione critica, preferiscono farlo in ambiti più ristretti. Non ci sono le condizioni. Molti lo faranno mercoledì nel segreto dell’urna.
C’è una grande differenza tra le posizioni espresse pubblicamente e l’orientamento reale. È una differenza che tutti conoscono, anche il Rettore. Questo spiega un nervosismo e un attivismo altrimenti incomprensibili.

Certo non mi nascondo le difficoltà. È un confronto tra Golia e Davide senza fionda. In queste ultime ore molti si prodigheranno in consigli, evocheranno suggestioni. Un grande apparato di potere è in moto. Io non ho alcuna possibilità di contrastarlo e, comunque, non mi interessa farlo.
Posso solo usare l’unica arma a mia disposizione: argomenti da offrire alla riflessione di chi dovrà votare. Poi confido che chi vuole il cambiamento continuerà a volerlo anche dopo consigli e suggestioni.


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