Arcavacata 2007 - Voglia di cambiamento!

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L’Università nella città della cultura



Una bella cerimonia con un bel titolo (Le Città della Cultura) si è svolta domenica, con i sindaci di Rende e Cosenza, il rettore, l’assessore regionale alla Cultura.

Interventi interessanti con un obiettivo chiaro: pensare Cosenza, Rende, i comuni vicini come una sola area urbana, e magari, nel futuro, una città unica. E in questa area urbana l’Università come componente essenziale. Una proposta forte, di grande spessore politico, che cerca di aggregare in un epoca in cui tutto si frammenta in mille schegge impazzite che rivendicano la propria unicità.
Una proposta intelligente che vincerà se si lavora bene e si fanno le cose giuste.

La città (o l’area o il territorio) che verrà deve essere capace di garantire una buona qualità della vita per chi già ora ci vive e ci lavora, ma deve anche sapere attrarre nuove persone che vogliano investire e fare impresa, che vogliano trascorrere qui un periodo della loro vita, o magari restarci per sempre. 

Servono, quindi, servizi efficienti: acqua, smaltimento delle acque reflue, raccolta differenziata dei rifiuti, viabilità, sistema dei trasporti, sanità, servizi alle persone e alle imprese, sicurezza, legalità. Serve una cultura dell’accoglienza per tutti, per chi possiede e per chi non ha nulla, servizi sociali dedicati ai disabili, agli anziani, ai malati, agli emarginati. Serve qualità e sicurezza ambientale: industrie ad inquinamento zero, aria pulita, lotta ai rumori, disinquinamento delle acque e dei suoli, bonifica delle aree contaminate, monitoraggio sistematico della qualità ambientale, mitigazione del rischio da frana, da inondazione, da terremoto.

Occorre valorizzare il fantastico patrimonio ambientale, storico e culturale che si estende ben al di là dei territori di Cosenza e Rende, renderlo fruibile, visibile, attraente. Ma occorre anche che la città che verrà sia la città della Cultura, seguendo la felice indicazione degli organizzatori dell’incontro di domenica.
Cultura significa tante cose: teatri, cinema, musei, ma anche iniziative: mostre, festival, rassegne, esposizioni.

Significa anche: formazione, ricerca, servizi avanzati alle imprese, ma soprattutto circolazione e confronto delle idee e contatto del territorio con la dimensione universale del sapere. E quindi Università protagonista, che pensa e lavora con le città e con la regione, armonizza il proprio progetto di sviluppo con questa idea di crescita del territorio circostante.

Ma questa idea e questo progetto potranno vincere solo se la nuova città non sarà un’isola felice ma sarà il cuore della Calabria, e trascinerà l’intera regione, tenendola abbarbicata al Mezzogiorno che cresce, all’Europa che cresce.

Io credo che tutti siamo chiamati a dare un contributo e vorrei cominciare, sommessamente, a fare la mia parte, con qualche idea e qualche proposta:

  • Il volontariato. C’è una rete fittissima di donne e uomini, cattolici e laici, che aiutano chi ha bisogno, si organizzano in tante associazioni. È un modo bellissimo di tenere insieme una comunità, di aggregare persone diverse. Dobbiamo sostenere e far crescere il volontariato nell’Università e nella città che verrà, promuovendo iniziative nei diversi settori dalla protezione civile all’assistenza sanitaria.

  • Il Centro residenziale dell’Università. Il campus, l’orgoglio di Arcavacata, il fiore all’occhiello di Andreatta versa in brutte condizioni, è insicuro e abbandonato con oltre cento posti non occupati da studenti che preferiscono pagare di più ma andare altrove. È necessario un cambiamento di rotta immediato. Il campus deve tornare a nuova vita. Deve essere punto di aggregazione della città che verrà. Deve essere vissuto nei week end e nei periodi festivi. Abitare nel campus deve essere motivo di orgoglio, deve suscitare invidia.

  • Lifelong learning. Impariamo questa espressione, la useremo per molti anni. È la nuova missione dell’Università: l’apprendimento permanente. Tutti devono essere protagonisti della società della conoscenza. Chi lavora nella pubblica amministrazione deve aggiornarsi. Chi svolge attività professionale deve stare al passo coi tempi. Ci sono laureati “deboli” che devono migliorarsi. Ci sono tanti, già adulti, che aspirano a laurearsi. Ci sono tanti che vogliono sapere, capire e conoscere cosa succede nel mondo, come avanza la ricerca. E quindi lifelong learning! Non più una visione verticale: prima la formazione e poi l’esperienza, ma un rapporto orizzontale: per tutta la vita si apprende e si fanno esperienze, in un intreccio inestricabile. Così si vive meglio, la testa continua a funzionare, si guarda avanti verso il futuro. E questo apprendimento andrà fatto in Centri dedicati in cui Università e territorio lavorano insieme. La città che verrà dovrà essere sede di Centri per l’apprendimento permanente che servano per tutta la regione. Un modo di portare l’Università in città e renderla più vicina a tutta la gente che non vuole invecchiare davanti alla televisione ma vuole vivere, conoscere, discutere.

Su questo tema, come su tanti altri, l’Università della Calabria è in ritardo…. ma questo è un altro discorso.


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