Arcavacata 2007 - Voglia di cambiamento!

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Lo Statuto prossimo venturo

(Contributo del Prof. Giuseppe Cocorullo alla seconda riunione del Corpo Elettorale)


A pag. 14 del programma per il quadriennio 2003/2007 del candidato Giovanni Latorre si poteva leggere:

Non posso promettere di non ricandidarmi fra quattro anni, per la semplice ragione che lo Statuto in vigore, comunque, me lo impedirebbe.
 
Lo statuto è stato infatti modificato.

Il nuovo programma 2007/2011 del candidato Giovanni Latorre dedica un maggiore spazio alle modifiche di statuto prossime venture. Per comodità del lettore, riporto qui di seguito qualche brano dal documento:

Ridefinizione dell’attuale Statuto
Avviare una riflessione critica sull’attuale assetto statutario per adeguarlo alle mutate condizioni di contesto. (pag. 12.1)

Senza voler affacciare in questa sede soluzioni che meritano una riflessione approfondita di tutta la Comunità Accademica, mi limiterò ad esaminare le questioni più significative, ancora aperte, alle quali dovremo dare le migliori risposte per portare avanti l’opera di  modifica dello Statuto iniziata lo scorso anno. Le strutture in cui si aggregano i soggetti, l’organizzazione delle medesime per lo svolgimento delle funzioni atte al conseguimento delle loro finalità, le risorse materiali ed immateriali che ne alimentano il funzionamento, la proiezione (attraverso meccanismi di rappresentanza) verso altri corpi e strutture che concorrono all’intero processo esistenziale dell’Istituzione, non potranno non essere oggetto di attenta riflessione critica per verificarne la loro attualità rispetto ad un assetto che in alcuni casi è segnato da una certa vetustà… (pag. 12.3)

Una revisione critica delle strutture di aggregazione anzidette è alla base di un successivo auspicabile passaggio, quello del riesame dell’assetto di governo dell’Ateneo che potrebbe comportare l’eventuale riorganizzazione e rifunzionalizzazione delle strutture apicali dell’Ateneo: il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione. (pag. 12.4)



Nel corso dei due recenti Corpi Elettorali, inoltre, autorevoli colleghi hanno dichiarato che l’Ateneo non può più essere governato “nella maniera assembleare che conosciamo”, e lo stesso Latorre, in uno dei tanti interventi con cui, un anno fa, giustificava il terzo mandato, testualmente affermava:

È richiesto un assetto del governo dell’università molto più semplice di quello attuale. Ci sono troppi consigli, troppe riunioni, troppe assemblee. Quello che serve è invece l’assunzione di responsabilità di pochi organismi, capaci di prendere delle decisioni rapidamente. Come avviene in un normale Ente.

Ora, mentre si può comprendere che le fatiche di otto anni di rettorato possano legittimamente far desiderare un assetto dell’Ateneo più semplice e meno stancante, qualche perplessità desta la vaghezza con cui tale nuova, più efficiente catena di governo viene rappresentata.
Ad esempio: quella che viene definita vetustà organizzativa dei dipartimenti come sarà affrontata? Avremo dei Direttori nominati dai vertici (o dal vertice) dell’Ateneo? I Consigli di Dipartimento saranno retrocessi ad un semplice ruolo consultivo? La “rifunzionalizzazione delle strutture apicali dell’Ateneo”, in concreto, cosa significa?

Come è evidente, il legittimo intento del candidato Latorre di modificare profondamente l’attuale assetto di governo dell’Ateneo richiederebbe, da una parte, che le proposte di modifica fossero molto meglio precisate e, dall’altra, un confronto con il Corpo Elettorale ben più ampio di quello che sinora si è avuto.

Voglio ricordare che il programma è stato reso disponibile solo da pochi giorni e che negli incontri avuti con Facoltà e Dipartimenti il tema delle modifiche di Statuto è sempre rimasto nell’ombra.
Entrando poi nel merito dell’architettura istituzionale tratteggiata dal programma, essa, a mio avviso, appare lontana dal soddisfare i veri bisogni della nostra comunità, che, oggi più che mai, necessita di un rilancio dei momenti di condivisione e partecipazione a decisioni e scelte.

Personalmente, ritengo che il coinvolgimento, le discussioni ed anche i litigi non siano intralci ad un buon governo ma, anzi, rappresentino l’unico mezzo per affrontare con buoni risultati la difficile strada che abbiamo davanti a noi.

Il modello istituzionale proposto, inoltre, sembra ereditare una visione organizzativa che è in crisi all’interno delle stesse aziende, dove il modello cooperativo, il “decidere insieme”, è sempre più sperimentato perché appare in grado di offrire molto più valore all’impresa del modello fortemente gerarchizzato.

Si può capire, ripeto, il legittimo interesse di chi, sfibrato da anni di infinite discussioni, mediazioni e litigi propone un cambiamento degli assetti istituzionali dell’Ateneo in senso dirigistico, ma, al riguardo, non si può non osservare che a ricoprire un ruolo elettivo non si è chiamati per prescrizione medica, e se, ad un certo punto, lo si ritiene un compito troppo gravoso, nulla vieta di passare la mano.

Arcavacata di Rende, 18 giugno 2007
                                                                                                            Giuseppe Cocorullo


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