Arcavacata 2007 - Voglia di cambiamento!

 Archivio » 


Intervento al corpo accademico 

del 15/06/2007

(Contributo del Prof. Pasquale Legato)


Lo scorso 6 giugno alcuni ricercatori hanno provato a riunirsi per discutere di rivendicazioni di tipo generale attinenti alla funzione didattica attribuita al ruolo, ma piuttosto mal riconosciuta sul piano formale. Non si poteva lasciare sfuggire l’opportunità del corpo accademico del giorno successivo, come sede ove riportare una posizione comune e largamente condivisa:

  • La funzione didattica deve essere riconosciuta formalmente e pure sul piano economico-amministrativo.
  • Parimenti deve essere riconosciuta la possibilità di crescere scientificamente.

Oggi vorrei aggiungere alcune considerazioni personali.
Anzitutto, osservo che l’idea di sostenere economicamente i soggiorni all’estero dei ricercatori non è certamente nuova. E’ stata attuata nei miei confronti, già nel 1985; ogni gruppo accademico la implementa da sempre ma, col passare degli anni, ogni gruppo ha sempre maggiori difficoltà a reperire i fondi necessari. E servono sempre maggiori fondi perché cresce il numero dei colleghi ricercatori interessati. Ma, allora, oggi, servirebbe piuttosto discutere e proporre meccanismi e regole che garantiscano le stesse opportunità per tutti i colleghi, la stessa libertà d’iniziativa e di proposta da parte di ciascuno.
Nell’Università di un tempo (l’Università antica o aristocratica) l’assistente prescelto partiva!
Oggi, forse si vorrebbe continuare con una vecchia modalità di rapportarsi ai nuovi assistenti e allora li si va a cercare ad uno ad uno già in campagna elettorale. Il che è a mio giudizio assai poco elegante e per niente opportuno. Anzi, è un fatto che potrebbe configurarsi come segnale preoccupante di mentalità superate.

A margine, voglio ricordare che, su alcune cose basilari, come gli arredi per gli studi dei ricercatori, i fondi di ricerca di avvio e l’organizzazione di convegni d’interesse per l’Ateneo, questa Amministrazione e i rappresentanti dei ricercatori hanno implementato meccanismi di attribuzione chiari ed oggettivi.



Il modello di Università proposto dai due candidati è distinto e distante: Università aristocratica e Università borghese.

L’Università aristocratica è quella che forse vorrebbe tagliare la didattica autonoma dei ricercatori, l’Università borghese è quella che si confronta con i numeri e i numeri dicono che la domanda di didattica universitaria, in questa regione, cresce e ad essa va data risposta.

L’Università borghese vuole interagire con i soggetti presenti sul territorio, anche sfidando la politica. L’Università borghese ragiona in termini di spin off e non produce seconde Università. L’Università borghese, che vuole cambiare la regione, è interessata agli interventi di trasferimento tecnologico che siano codificati come progetti sostenuti da strutture e non interventi, per lo più personali, di singoli ricercatori come me o di luminari di ben altra statura.

L’Università borghese a cui penso io non è l’Università periferia di qualche centro esterno di affari, ma piuttosto un grande laboratorio che diventa un corpo sociale ove si sviluppano idee, pensieri ed iniziative di cambiamento. Un laboratorio autonomo, ma aperto al mondo esterno, che mi sento di preferire rispetto al modello chiuso fondato sul vecchio principio di casta e che deve essere difeso dalle immancabili associazioni temporanee di interessi particolari. Per questo bisognerà inventarsi efficaci pratiche di partecipazione per tutti i membri della comunità, anche rilanciando momenti di discussione assembleare assai più frequenti e, soprattutto, generalizzati ai grandi temi d’interesse della vita e delle politiche d’Ateneo.



L’Amministrazione universitaria e il controllo di gestione.

Io sono un Consigliere di Amministrazione eletto dai ricercatori per dare un contributo positivo all’Amministrazione e non solo per ricordarmi in ogni occasione possibile delle rivendicazioni della categoria. Dunque, per occuparmi degli “affari generali”, delle “risorse mobiliari e immobiliari” e via via anche di bilanci. Di bilanci si è già domandato e si è anche risposto in una maniera che considero completa ed esauriente. Una maniera che ha allontanato da me il dubbio di aver occupato la posizione dell’utile imbecille.

Sul resto, posso dire che i ricercatori che mi hanno preceduto non mi hanno lasciato alcun segnale di pericolo, ma solo tante raccomandazioni. In risposta, ho contribuito a completare qualche progetto avviato anche da loro ed ho provato ad avviare qualcosa, in collaborazione stretta col Presidente della Commissione Patrimonio Edilizio ed Infrastrutture Logistiche. Non credo, a proposito della “sotto-commissione energia” - che ho coordinato mentre si occupava del problema di progettare un intervento di risparmio energetico - di aver contribuito “a predisporre alcuna sorta di regalo a soggetti privati”. Ma non mi ero mai illuso che non sarebbe spuntato prima o poi qualcuno più radicale di me sull’uso delle fonti rinnovabili.

Certamente, credo di aver trovato una buona Amministrazione in questi 18 mesi di mia permanenza in CdA. Ho trovato l’amministrazione di una struttura assai più complessa di quella che avevo lasciato nel 1994, quando l’attuale Rettore lavorava anche e indirettamente per non privarsi di quella credibilità a futuro candidato alla carica di Rettore che poi avrebbe raggiunto nel 1999.

Personalmente, aspetto di lavorare un poco di più, prima di lanciarmi, eventualmente, in una più o meno fondata, critica di fatti amministrativi specifici. Mai lo farei dando in pasto, a mezzo stampa, a qualsivoglia settore della comunità circostante, elementi che produrrebbero sicuramente il discredito dell’istituzione universitaria. Se fossi intelligente come un candidato a Rettore certamente è, rimarrei a volare alto: rimarrei coerente con la scelta d’inseguire un sogno e di proporlo ad altri dopo averlo tradotto in progetti credibili. Mi ricorderei dell’ineluttabile accadimento tipico della storia dei “puri”: prima o poi compare un puro più puro che epura.

Avviandomi alla conclusione, posso dire di aver trovato una struttura complessa che, come ho ripetuto in varie occasioni, ha bisogno oggi assai più di allora di un forte contributo proveniente dai metodi e dagli strumenti di controllo e di ottimizzazione propri della Management Science.
Su questo chiedo un forte impegno al prossimo Rettore e rilancio la discussione su un modello di Università innovativo, soggetto che produce ricerca, formazione e anche sviluppo del territorio. Un soggetto speciale, assai speciale, con obiettivi e vincoli chiari e forti; elaborati democraticamente e condivisi da quanti ci lavorano dentro, anche nel rispetto dei ruoli.



Il terzo mandato.

Il nostro Ateneo è una struttura diventata complessa ed ha avuto nella vicenda del terzo mandato un passaggio assai particolare, perché in quel passaggio ha evidenziato agli occhi di tutti una significativa carenza di classe docente dirigente, di generosità, di disponibilità ad una responsabilità apicale che fosse il risultato di un impegno costruito nel tempo e non inventato all’ultimo minuto. E questa carenza non è rimasta come fenomeno isolato e confinato alla posizione amministrativa apicale: si è ripetuta anche in qualche Facoltà, dove l’autorevolezza pre-esistente si è riconfermata come unica possibile a garantire punti di equilibrio stabile.
Ma, tutto sommato, il “terzo mandato” è un passaggio che, per quanto mi riguarda e per la posizione che ho espresso in Senato Integrato, voglio sintetizzare riprendendo le parole di B. Brecht: ho dovuto sedermi “dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati”.

Arcavacata di Rende, 15 giugno 2007
                                                                                                            Pasquale Legato




 Torna su » 


  Valid HTML 4.01 Transitional  (C) 2007- Prof. Ing. Pasquale Versace                                                                                                                                                                                          Rettore Unical