Arcavacata 2007 - Voglia di cambiamento!

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LETTERA APERTA

ALLE RICERCATRICI E AI RICERCATORI
DELL’UNIVERSITÀ DELLA CALABRIA


Le elezioni del 27 giugno sono un momento importante per la vita della nostra Università e le ricercatrici e i ricercatori avranno un ruolo essenziale, perché rappresentano la componente più numerosa del corpo elettorale e la scommessa più importante che l’Ateneo ha fatto sul proprio futuro.
Da essi può venire un contributo decisivo per il cambiamento.

Nella nostra Università la struttura di potere è cristallizzata e immobile.
Le scelte e le decisioni strategiche sono nelle mani di poche persone, che agiscono da collettori e garanti del consenso e sono impermeabili a qualsiasi ipotesi di mutamento. Il dibattito sulle grandi questioni è inesistente e si ravviva solo in occasione delle tornate elettorali. Non c’è un progetto strategico di sviluppo che tutti possano riconoscere e sentire proprio. Ci sono le verità ufficiali, costruite a tavolino, che si affrettano a dare la versione autentica e definitiva tutte le volte che una timida fiammella di dibattito accenna a baluginare.
La nostra Pravda stabilisce la verità sul bilancio preventivo, sulla vicenda Bats Luim, sul dimissionamento dei delegati fastidiosi, e su tante altre questioni. Verità alle quali è obbligatorio credere, specie se sono incredibili.

Ma una situazione cristallizzata è anche fragile. Se non c’è un progetto da realizzare, solo il rettore attuale può essere il punto di equilibrio, può garantire la fitta rete di accordi per il presente e per il futuro.
Questo il motivo che ha spinto molti a bendarsi gli occhi e a votare il terzo mandato.

Non c’è dubbio che le categorie accademicamente più deboli siano le maggiori vittime di questo immobilismo che mummifica le gerarchie. Il personale tecnico e amministrativo e gli studenti contano meno di nulla. Le ricercatrici e i ricercatori sono tagliati fuori da qualsiasi processo decisionale, in troppi casi restano subalterni agli ordinari di riferimento, ai direttori di dipartimento, ai presidi, a chi nella gran parte dei casi decide e prende impegni per loro e su di loro. Per fortuna non sempre è così, non mancano le isole felici dove risuonano mille voci.
Ma sono troppe le zone d’ombra dove la voce è una sola e parla per tutti.

Ma le ricercatrici e i ricercatori non solo contano poco ma sopportano gran parte del peso delle scelte fatte da altri. Il ricercatore dovrebbe approfondire i contenuti del suo settore scientifico, dovrebbe costruire legami autonomi con chi affronta gli stessi temi in altre città italiane, in Europa, nel mondo, dovrebbe disegnare il suo itinerario scientifico, affrontando argomenti nuovi sui quali diventare leader nel gruppo di ricerca che lo ha generato e dal quale, quando sarà il momento, dovrà affrancarsi, dovrebbe stare spesso fuori sede, girare il mondo per assorbire le novità, per confrontarsi con la dimensione universale del sapere. Fare questo ad Arcavacata è più difficile che altrove.
La crescita disordinata ed abnorme degli ultimi anni ha generato un carico didattico insopportabile, che ricade in larga misura sui ricercatori che non sempre si trovano a insegnare discipline che collimano con i loro interessi scientifici.
La frenesia aziendalista ha prodotto ulteriori distorsioni, finendo per caricare l’Università di compiti che non le possono appartenere, e che costringono troppi ricercatori a distogliere ulteriore tempo dalla loro missione primaria, per fare applicazioni poco stimolanti o addirittura estranee al loro retroterra culturale e scientifico.
Tutto questo è stato calato dall’alto, senza un progetto, senza sapere dove porta la strada e quanto è lunga, senza una concertazione ampia con chi nei fatti deve tirare la carretta.
Le ricercatrici e i ricercatori hanno anche altri problemi. Il reddito modesto, l’assenza di incentivi per la ricerca e l’internazionalizzazione, rendono inevitabile sobbarcarsi a un grande carico didattico o ad attività extra. L’assenza di criteri chiari, oggettivi e trasparenti nel determinare le occasioni di verticalizzazione rendono incerto il futuro. In troppi casi carriere brucianti hanno motivazioni non evidenti, così come appaiono poco comprensibili lentezze e immobilismi che caratterizzano altri percorsi professionali.

Sono questioni complesse che non si risolveranno mai, se non vengono affrontate con la necessaria chiarezza. Ci sono alcune cose da fare e che possono essere fatte subito:
  • dare a tutti pari dignità ed eguale potere decisionale. In tutti i casi possibili, se non ci sono impedimenti normativi, il ricercatore deve avere, rispetto agli altri docenti, le stesse possibilità di svolgere funzioni direttive e di coordinamento;

  • costruire un progetto di didattica sostenibile, che riduca il carico didattico;

  • mitigare le distorsioni prodotte dagli eccessi di aziendalismo;

  • fornire adeguati incentivi a chi sceglie di dedicarsi, per alcuni anni, in modo prevalente alla ricerca;

  • incentivare l’internazionalizzazione in ingresso e in uscita;

  • garantire alle donne effettive condizioni di pari opportunità;

  • rendere più trasparente il processo di verticalizzazione;

  • costruire un progetto strategico di Ateneo, ampio e condiviso.

Per quanto mi riguarda cerco di proporre un percorso nuovo con punti di vista diversi da quello ufficiale, da troppo tempo unica sorgente informativa; di dare corpo ad argomenti poco conosciuti; di accendere qualche fiammifero e fare un po’ di luce, con dati, documenti, analisi, interpretazioni.
Provo ad esprimere qualche idea e qualche opinione, che saranno o meno condivise, ma offrono, comunque, un’alternativa all’attuale regime.
 
Cerco di suscitare il dibattito attraverso una fitta rete di incontri. Il primo è stato il 13 marzo con i ricercatori, e la scelta non è stata casuale. Ci saranno altri incontri nei Dipartimenti e nelle Facoltà, poi le riunione plenarie, ma occorre costruire altre occasioni di confronto.
Ho aperto un sito che invito tutti a visitare (www.linoversace.net), nel quale si evidenziano le tante cose che non vanno, si forniscono documenti sui vari temi, si costruisce giorno per giorno un’ipotesi di programma, con il contributo di tutti.

Il 27 giugno è il giorno della scelta. Le ricercatrici e i ricercatori questa volta saranno decisivi, hanno nelle mani il potere e la responsabilità di decidere, in assoluta autonomia e con piena consapevolezza, se stiamo seguendo la strada giusta o se, invece, è giunta l’ora del cambiamento.

Auguro buon lavoro a tutti voi.   
                                                                                                                                                                               Pasquale Versace
Arcavacata 27 Aprile 2007

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