Arcavacata 2007 - Voglia di cambiamento!

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L’Ateneo ha smarrito la missione originaria

(Pubblicato su Il Quotidiano del 1 Giugno 2007)



Ad Arcavacata è in atto una profonda mutazione che allontana il nostro Ateneo dalla sua missione primaria che è quella di mantenere il contatto con la dimensione universale del sapere. Se l’Università smarrisce il senso di questa sua missione, il danno è irreversibile, perché è del tutto evidente che se l’Università di Arcavacata fallisce, la Calabria non avrà mai più un’occasione simile.

L’Università in questi anni è cambiata, e con essa è cambiato anche il Rettore, che è diventato, anno dopo anno, sempre più uomo politico e sempre meno professore. Il punto di svolta si è avuto quando ha deciso di cimentarsi nell’agone politico, con l’idea balzana di governare, in caso di successo, l’Università dall’esterno, per interposta persona, suggellando così l’avvenuta trasformazione del nostro Ateneo in Ente subregionale. L’insuccesso dell’avventura politica ha allontanato questa eventualità solo momentaneamente, ma essa resta presente e si concretizzerà in caso di rielezione dell’attuale Rettore, o attraverso una sua nuova discesa in campo o con la definitiva subordinazione dell’Università ai poteri economici e politici esterni, che già la fanno da padrone.

Che la gestione dell’Università sia sempre più politica e sempre meno accademica, è sotto gli occhi di tutti. Le Facoltà trasformate in partiti con i quali stringere alleanze. Presidi che intervengono per orientare le loro Facoltà, mentre il dibattito è ancora in corso. La campagna elettorale anni '50, impermeabile anche al comune senso del ridicolo, caratterizzata com’è da un presenzialismo incontinente, dall’inaugurazione di qualsiasi cosa serva a strappare un titoletto sui giornali, dalla firma solenne di documenti irrilevanti, dalla censura imposta all’ufficio stampa che non può neanche più informare che nell’Università c’è un Convegno scientifico, da un malinconico blog che suona solo una campana.

Ci vuole una netta inversione di rotta. Un’Università che ritrovi la sua missione.
Che ponga la qualità al centro dell’attenzione.
Che incentivi la ricerca e preveda contributi per i ricercatori che vanno all’estero e che si dedicano a tempo pieno alle attività di ricerca.
Che separi le funzioni e i compiti.

Che ritrovi il significato della parola INCOMPATIBILITÀ.

Un’Università che affermi con chiarezza che la carica di Rettore è incompatibile con qualsiasi altra attività. Che il Rettore non può essere presidente di Calpark, non può stare in Consigli di Amministrazione, non può essere consulente di Ministeri, o Regioni, o di qualsiasi Ente pubblico o privato.

Che affermi con chiarezza che chi sta nel Consiglio di Amministrazione non può avere altri incarichi dall’Università, né benefit di alcun tipo. Non può andare girando il mondo per tessere collegamenti. Non può avere un incarico di insegnamento se è rappresentante di un ente esterno. Non può progettare opere e lavori per l’Università o per il Centro residenziale.

Che, più in generale, affermi con chiarezza che nell’Università nessuno che sia coinvolto a livello istituzionale, può avere rapporti di alcun tipo con aziende e ditte che erogano prestazioni per l’Università.

Ci vuole un’Università che ritrovi un nuovo equilibrio con il territorio, che esprima una tensione morale, che esca dalla subalternità, che faccia sentire la sua voce non solo per incensare sé stessa, ma per evidenziare le cose che non vanno, che non chiuda gli occhi di fronte ai problemi, che si accorga, ad esempio, della scomparsa delle colline di Arcavacata sotto un’informe colata di cemento.

Si può fare, ma ci vuole un altro Rettore.



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