blog di Lino Versace
Arcavacata 2007 - Voglia di cambiamento!

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Riunione del 7 Giugno:

commenti e riflessioni





Nella riunione del giorno 7 sono state formulate domande e osservazioni su alcuni aspetti del mio programma. Penso sia utile rispondere per chiarire le principali questioni.


Trenta crediti o trenta ore???
Pare che nel corso del mio intervento abbia detto che i ricercatori dovrebbero comunque garantire un carico didattico di 20-30 crediti. Ovviamente intendevo dire 20-30 ore.



Il modello di Università
È stato detto: non siamo Princeton e non lo saremo mai e quindi mettiamo i piedi a terra e costruiamo una buona Università di livello medio senza inutili e irrealistiche velleità.
Sono posizioni di rassegnazione e fatalismo che non condivido. Non siamo Princeton ma vogliamo diventarlo, magari fra 50 anni o fra 100. Ma questo è il nostro obiettivo, il nostro modello ideale di riferimento, il nostro sogno che non dobbiamo smarrire e non dobbiamo sottrarre a quelli che verranno dopo di noi. Questo è il motivo per cui sono state investite risorse enormi, si sono mobilitate tante intelligenze. Dobbiamo lavorare per avvicinarci quanto più possibile al modello, facendo scelte che vadano in questa direzione o almeno tengano aperta questa prospettiva. Non dobbiamo fare scelte di rassegnazione che rendano questo obiettivo irrealizzabile.



Università mezzo e non fine
Il Rettore uscente ha detto: «l’Università è un mezzo non il fine. Il fine è cambiare la Calabria».
Posizione che genera e ha già generato confusione.
Io credo che ci siano due modi in cui la nostra Università può aiutare il riscatto della Calabria:

  1. essere la migliore Università possibile, per fare in modo che almeno per questo aspetto la Calabria sia meglio di altre regioni e non sia il solito fanalino di coda;

  2. concorrere a formare cittadini che abbiano la forza culturale e morale di impegnarsi in prima persona e a viso aperto per cambiare le cose, per spazzare via la muffa che tutto copre, per pretendere la qualità in chi li amministra e in chi li governa.

Se l’Università fa questo assolve al suo compito.
Se lo fa bene è una grande Università.

Il Rettore deve essere il garante di questa missione, ci si deve dedicare anima e corpo in modo rigoroso e intransigente.
Io credo che il Rettore uscente abbia scelto la strada sbagliata: utilizzare l’Università come strumento di azione politica. Utilizzare il prestigio e il potere che il ruolo comporta per entrare nell’agone politico e operare direttamente come soggetto politico. Errore grave. Non esiste il partito dell’Università e se esistesse sarebbe la morte dell’Università. Avremmo qualche politico in più ma il prezzo sarebbe enorme.

La Calabria ha bisogno che ciascuno svolga il compito che gli è stato affidato, faccia quello che deve fare. Sono troppi quelli che fanno altre cose e trascurano il loro compito primario. Gli uffici regionali traboccano di funzionari e dirigenti a tempo perso, che fanno i politici a tempo pieno. Gli effetti si vedono.
Il modello di Università che propongo prevede che il Rettore faccia il Rettore, gli studenti facciano gli studenti, i professori facciano i professori. Sarebbe un bel risultato.
Credo anche che per fare questo l’Università abbia bisogno di un Rettore che sia un professore più che un politico.



Voto individuale e voto di gruppo
L’elezione del Rettore è un momento simbolico importante. La possibilità di scegliere il proprio vertice è un privilegio che l’Università condivide con poche altre istituzioni. È il modo in cui si concretizza l’autonomia. Si deve essere gelosi di questo privilegio e utilizzarlo con responsabilità e coscienza.

Qui sta uno dei punti di maggiore differenziazione con il professore Latorre.
Lui ha una visione dell’Università da politico: le Facoltà come partiti che si coalizzano per governare. E quindi per diventare Rettore è necessario stringere accordi con i Presidi. Tocca a loro incanalare il consenso. Il documento dei cinque Presidi è la prova di questa visione distorta del modo in cui l’Università deve scegliere la sua guida.

Io credo che questa visione sia anche irrealistica. Perché nessun Preside, per fortuna, controlla pienamente la sua Facoltà e ne orienta le scelte. Lo si è visto ad Economia con il cambio a sorpresa del Preside. Lo si sta vedendo in questi giorni a Lettere con le polemiche sul numero di appelli e con il Preside che fatica ad imporre le sue scelte.
Certamente ci sono punti di vista comuni dei componenti di una Facoltà nel valutare particolari aspetti della vita universitaria, ma ci sono altre mille questioni che appartengono alla sensibilità individuale e sono decisive nel determinare le scelte.
Io seguo una strada diversa, mi rivolgo alle singole persone perché abbiano piena coscienza delle questioni in gioco e possano effettuare una scelta consapevole.

Credo anche che sia improprio immaginare che il voto si articoli per categorie: personale tecnico e amministrativo, professori di ruolo, ricercatori, studenti. Anche qui ci saranno argomenti ai quali si è più sensibili in ragione del proprio status, ma all’interno delle categorie ci sono differenze che non è possibile ricondurre all’unità. Quindi credo che nessuno possa parlare in nome e per conto di una categoria quando si tratta di scegliere il Rettore. Sarebbe un abuso confondere il ruolo di rappresentanti ai quali è affidata la tutela e la valorizzazione degli interessi di categoria con quello di collettori del consenso verso l’uno o l’altro dei candidati.
Ognuno deve scegliere con la propria testa.



Un milione per i ricercatori
La proposta è semplice: dare, a chi vuole, la possibilità di dedicarsi, per uno o due anni, alla ricerca senza subire gli effetti economici che deriverebbero dalla diminuzione del carico didattico extra e della relativa retribuzione. Ho valutato che 10.000 euro potrebbero essere la cifra giusta, ma è evidente che si può modificare, modificando nel contempo il numero dei fruitori. Basta fare una divisione. Questi contributi sono da intendere come incentivi e quindi sono aggiuntivi rispetto alle spese di viaggio e al godimento di una  borsa di studio se si decide di andare all’estero.
Andare all’estero non è obbligatorio. Si può restare anche ad Arcavacata, basta che si producano risultati oggettivamente valutabili.
Mi pare anche evidente che nessun ricercatore è obbligato a ridurre il suo carico didattico se non vuole, e nessuno deve chiedere l’incentivo se non gli interessa. È una possibilità che si concede. Non è un obbligo. Chi vuole ne approfitta, chi non vuole non ne approfitta.
Parlando con i singoli ricercatori mi è sembrato che molti di loro considerino interessante la proposta.
Le obiezioni mosse su questo argomento appaiono pertanto inconsistenti.



Didattica sostenibile
Il numero di corsi di laurea è eccessivo e deve essere ridotto. L’applicazione della nuova riforma e i vincoli imposti renderanno questa riduzione inevitabile.
Dobbiamo uscire dal circuito “aumento dell’offerta didattica-aumento del numero di ricercatori” che ha provocato effetti dannosi.

Abbiamo bisogno di ricercatori che facciano più ricerca
.

Dobbiamo anche abbandonare la strada della didattica a basso costo o addirittura gratuita. Si devono fissare costi minimi e bande ristrette di oscillazione tra le diverse Facoltà. Occorre anche equiparare i costi della docenza interna e quelli della docenza esterna.



Equiparazione dei ricercatori
Confermo l’impegno di adoperarmi per una modifica di Statuto che renda effettiva l’equiparazione tra ricercatori e altre categorie di docenti, per quanto riguarda la rappresentanza negli Organi, l’elettorato passivo, l’accesso a cariche accademiche.
Si deve modificare lo Statuto anche per quanto riguarda la formazione del numero legale per le elezioni degli Organi, dando a tutti pari dignità.



Sicurezza
Far girare una macchina di notte al campus non mi pare una piccola cosa, almeno risolve il problema di avere un aiuto in caso di bisogno. Se le macchine sono di più è meglio. Ma una è meglio di niente.



Prof. Gaudioso
Nel suo intervento, lucido come al solito, il prof. Gaudioso ha un po’ giocato con le cose che avevo detto nella mia presentazione. Avevo segnalato quattro elementi di trend preoccupanti. Il prof. Gaudioso ne ha ignorato uno: la nostra Università diventa sempre più un’Università della didattica. Dimenticanza o imbarazzo?

Per gli altri trend ha voluto fraintendere alcune delle cose dette da me:

  • il potere reale non è quello degli Organi, ma è quello delle poche persone che decidono tutte le scelte che poi vengono sottoposte alla valutazione degli Organi competenti,

  • lo smantellamento dell’amministrazione è legato alla progressiva surroga dell’apparato amministrativo, con l’immissione di un numero abnorme di unità di personale esterno, che ha spesso emarginato e sostituito il personale interno. Ci sono uffici in cui la presenza del personale interno è solo simbolica,

  • la nascita della seconda Università è sotto gli occhi di tutti ed è difficile negarla. Per i Centri di competenza Calpark si sono attribuite competenze che sono dei Dipartimenti. Il Rettore non può essere anche presidente di Calpark.



Studenti e onorevoli
Forse sono stato poco chiaro. La mia posizione è che sono contrario al fatto che il Consiglio degli studenti attribuisca i soldi alle Associazioni studentesche, perché essendo un organo elettivo qualcuno potrebbe utilizzare questa opportunità per cercare di garantirsi il consenso. Credo invece che il Consiglio degli studenti debba esercitare, anche per questo aspetto, la funzione di indirizzo e di controllo: decidendo, ad esempio, con quali criteri dovrebbe avvenire la suddivisione delle risorse e quali soggetti dovrebbero concretamente effettuarla.
Lo scopo principale del Consiglio dovrebbe essere quello di far in modo che le esigenze e i diritti degli studenti abbiano quella centralità che finora non hanno avuto.



Centralità dei Dipartimenti
Confermo la mia posizione che mira ad affermare la centralità dei Dipartimenti, come unità di riferimento organizzativo e gestionale. È importante però che si possano avere anche Dipartimenti trasversali ai settori scientifico disciplinari e alle aree culturali. Penso anche che sia opportuno realizzare forme di aggregazione tra Dipartimenti, diverse dall’accorpamento, per la gestione comune di aspetti generali come l’organizzazione didattica, la rappresentatività negli organi e la valutazione della ricerca e della didattica.



La prossima riunione del giorno 15
La discussione del giorno 7 ha consentito ai candidati di esporre compiutamente le loro ragioni, ma ha visto il dibattito un po’ troppo compresso. È necessario ora lasciare più spazio agli elettori che potranno porre domande e fare osservazioni sui programmi esposti. Credo quindi che la riunione del giorno 15 debba essere organizzata in modo diverso. Lasciare spazio agli interventi non più contenuti in 5 minuti ma con un tempo almeno doppio, dando voce in particolare agli studenti che hanno avuto poco spazio nella riunione del 7.
Solo dopo i candidati dovrebbero rispondere ai problemi posti e trarre le conclusioni avendo a disposizione non più di 20-30 minuti ciascuno.
La riunione del giorno 7 è stata pubblicizzata molto poco. È dovere del Rettore dare il dovuto risalto a eventi di questo tipo. È auspicabile che ciò avvenga per il prossimo incontro.



Un’altra riunione del Corpo elettorale
Ritengo utile un’ulteriore riunione del Corpo elettorale da tenere nella settimana dal 18 al 22 di giugno. Ne faccio, in questa sede, richiesta al Decano.



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