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Dai Presidi 

arriva un segnale sbagliato


(Articolo pubblicato su Calabria Ora del 22/05/2007)

In vista delle elezioni ormai imminenti i Presidi di cinque Facoltà dell’Università della Calabria hanno sottoscritto un documento che, dopo alcune considerazioni generali, conclude affermando, con brioso volo pindarico, la necessità di confermare l’attuale Rettore anche per il prossimo quadriennio.

Alcuni dei firmatari hanno pubblicamente sostenuto di avere aderito all’iniziativa non come Presidi ma a titolo personale, come singoli docenti. Ma questa imbarazzata giustificazione appare poco convincente, dal momento che il documento è firmato solo da cinque persone e che queste persone sono tutti Presidi.
A dissipare qualsiasi dubbio bastano, poi, i titoli dei giornali che hanno dato notevole rilievo al documento, attribuendolo, ovviamente, ai Presidi.

I firmatari sono persone di straordinario spessore che hanno onorato e onorano l’Università della Calabria con il loro impegno e la loro intelligenza, ma in questo caso hanno mandato un segnale che, a mio modesto avviso, è sbagliato. Si è, infatti, nel vivo del dibattito, il professor Latorre ed io incontriamo, giorno dopo giorno, Dipartimenti, Facoltà, gruppi di lavoratori, studenti. La presenza a questi incontri è sempre molto numerosa. L’attenzione è viva. La gente vuole sapere, vuole capire, vuole discutere. Nelle prossime settimane, il 7 e il 15 giugno, ci saranno due riunioni plenarie del corpo elettorale dove tutti potranno esprimere critiche e proposte. I candidati esporranno i loro programmi. Il 27 giugno, infine, si voterà e ognuno darà il suo consapevole verdetto.

I cinque professori-presidi con il loro messaggio ci suggeriscono che questo itinerario è solo uno stanco rituale. Non ci sono proposte da ascoltare, dibattiti da seguire, riflessioni da sviluppare. La strada è segnata e loro, nostre stelle comete, ce la indicano. Il documento, peraltro, è stato fatto circolare il giorno prima che io iniziassi il ciclo di incontri con le Facoltà, con un tempismo che appare quantomeno inopportuno. Ma non basta! Il Rettore ha insediato, qualche giorno fa, con grande enfasi un Comitato di alto profilo, perché lo aiuti nella stesura del suo programma elettorale.
Appare evidente che i professori-presidi hanno ritenuto tale evento ininfluente e si sono schierati per il Rettore a prescindere dalle proposte che saranno formulate.

Ma c’è da osservare che, purtroppo, il documento manda un segnale negativo anche all’intera comunità calabrese, perchè avvalora l’idea della sostanziale inutilità di un dibattito preelettorale, ed accredita il convincimento, largamente diffuso, che il risultato di una elezione dipenda più dalla capacità di disporre di adeguati collettori del consenso che dal libero confronto delle idee.

In una terra come la nostra, dove il potere è imbalsamato anche nel più sperduto paesino, e i figli succedono ai padri in una processione senza fine, l’Università ha il dovere di lanciare un messaggio diverso. Deve dare forza ad un modello in base al quale ognuno partecipa al dibattito, ascolta le varie posizioni, discute e poi, con la propria testa, decide se vuole il cambiamento

I Presidi per la straordinaria autorevolezza del loro ruolo dovrebbero essere fautori e garanti di questa libera scelta. Dovrebbero far capire a tutti che nell’Università non ci sono ordini di scuderia, decisioni già prese in nome e per conto di altri, ma ci sono duemila persone che andranno a votare e lo faranno in assoluta e totale autonomia, e dovranno dare conto solo alla loro coscienza. Ed è così che si deve fare ogni volta che si ha il privilegio di poter esprimere con il voto il proprio convincimento.

Ma forse, il documento dei professori-presidi è anche controproducente. È verosimile, infatti, che esso sia stato in qualche misura promosso o almeno sollecitato dal Rettore uscente e mette in luce perciò la presenza di un nervosismo crescente che suggerisce iniziative avventate. La mia candidatura riscuote interesse, perché favorisce l’approfondimento di temi poco conosciuti e lo sviluppo di un dibattito da tempo assente. Di qui il nervosismo del Rettore e del suo entourage, e il tentativo di sopire, di far credere che tutto è deciso e che tutti i giochi sono fatti. Tentativo maldestro, perché i professori, i ricercatori, i tecnici, gli amministrativi, gli studenti della nostra magnifica Università sanno decidere da soli e non hanno bisogno che qualcuno gli dica cosa fare.

Mi piace, infine, sottolineare che l’unico preside che non ha sottoscritto il documento è una donna. Non credo sia solo un caso.


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