Arcavacata 2007 - Voglia di cambiamento!

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Le elezioni ad Arcavacata  


(Articolo pubblicato su Il Quotidiano del 22/05/2007)



Come si fa a diventare Rettore della prestigiosa Università? Cosa deve fare il bravo candidato per ottenere il consenso necessario?

Ci sono varie ricette.

Per quel che mi riguarda sono una persona semplice che ama fare cose semplici. Perciò ho definito una strategia banale. Formulo le mie osservazioni critiche sull’attuale gestione, metto a punto alcune proposte programmatiche. Faccio circolare le une e le altre con i mezzi disponibili. Scrivo articoli sulla stampa e, se mi invitano, vado a qualche trasmissione televisiva. Ho costruito un sito web dove espongo commenti, documenti, informazioni. Cerco di incontrare quanta più gente è possibile nei dipartimenti, nelle facoltà, in riunioni di vario tipo. Preparo lettere e opuscoli che spiegano la mia posizione, appendo qualche manifesto, distribuisco qualche bigliettino.

Sono agevolato dal fatto che a Cosenza e in Calabria la stampa e la televisione locale sono di primo ordine e garantiscono il libero confronto delle idee, e dal fatto che nell’Università, salvo modeste eccezioni, c’è una grande disponibilità a favorire il dibattito. Non chiedo documenti di appoggio, pronunciamenti e dichiarazioni di fede, ma solo di essere ascoltato. Penso che le mie critiche siano fondate e le mie proposte interessanti. Confido che questo sia sufficiente. Forse mi illudo, ma si vedrà.

La strategia del Rettore uscente è molto più articolata
, la sua potenza di fuoco è gigantesca, controlla tutto, ha alleati potentissimi, ha tutto l’apparato nelle sue mani, ha la forza per nuocere e per  favorire. Ma non sempre fa la cosa giusta.

Ha iniziato con sussiegoso disdegno la campagna elettorale, senza perdere tempo appresso a un Carneade. Poi ha dovuto cambiare strategia e ha iniziato con una fantasmagorica serie di iniziative. Ha stipulato in pompa magna un paio di protocolli di intesa, che, forse, produrranno, in futuro, qualche convenzione per l’Università, del tipo di quelle che si stipulano quotidianamente in un clima di più confacente sobrietà.

Ma l’iniziativa certamente più fantasiosa è stata l’inaugurazione dell’asilo nido che non c’è. Una bella e commovente festa per annunciare che l’oggetto dei desideri di un paio di generazioni di dipendenti finalmente ha visto la luce... o meglio la vedrà fra qualche mese, dopo le elezioni. Allora è meglio festeggiare subito. Così si conquista il consenso di qualche animo semplice. Un’iniziativa che non avrebbe sfigurato ai tempi di Peppone e Don Camillo.

Ma se queste iniziative hanno il folcloristico sapore delle kermesse dei tempi andati, ce ne sono altre che meritano più seria riflessione.

Mi riferisco al documento di appoggio al Rettore attuale, sottoscritto da cinque Presidi, che intervengono nella contesa elettorale mentre il dibattito è ancora aperto e anzi si sta appena sviluppando. Il documento sembra suggerire che la discussione in corso sia inutile, tanto è tutto deciso. A poco serviranno gli incontri e le riunioni, le adunanze del corpo elettorale programmate per il 7 e il 15 giugno, i programmi dei candidati, le loro idee, le loro proposte. Il documento manda un segnale negativo anche all’esterno, perché sottintende la sostanziale inutilità di un dibattito preelettorale, e l’idea che il risultato di una elezione dipenda in modo prevalente dalla disponibilità di adeguati collettori di consenso. Messaggio che in una terra come la nostra può avere effetti negativi per la speranza di cambiamento.

Curiosa è anche l’iniziativa del Rettore di nominare un Comitato di undici persone per preparare il programma elettorale. È un Comitato di altissimo livello, composto da alcuni dei nostri migliori docenti. persone brave e serie che hanno dato e daranno un contributo all’Università, quale che sia l’esito elettorale. Ma sono tutti professori ordinari, non più giovanissimi.
Non c’è l’ombra di un giovane, di un ricercatore, di un associato. Studenti neanche parlarne. Personale tecnico e amministrativo neanche per scherzo. Una sola donna nel gruppo (9,1%).

Una visione vecchia dei ruoli e dei compiti che è però è perfettamente conforme all’Università mummificata che il Rettore ha in mente da quando ha imposto che gli fosse consentito il terzo mandato. Certo è ammirevole che dopo avere governato per otto anni si renda conto che forse potrebbe servirgli un programma e cerchi qualcuno che glielo scriva. Ma è poco più di un gioco, tanto nel frattempo i Presidi hanno già dato l’indicazione di voto, a prescindere da quello che gli 11 volenterosi scriveranno.


In realtà quel che interessa al professore Latorre non è il programma, ma la pubblica iscrizione degli 11 rispettabili colleghi all’esercito dei suoi supporter.

Il 27 giugno si fronteggeranno, quindi, due strategie elettorali: una artigianale e a buon mercato, una di apparato e in pompa magna.  Non so chi vincerà, ma la prima è certamente più bella.




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