Arcavacata 2007 - Voglia di cambiamento!

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Il contributo al dibattito del Prof. Massimo Veltri

(Pubblicato su Fattialcubo - anno I, numero 23)



Ci sono, ed emergono sempre con maggiore evidenza, le differenze fra il rettore e il candidato Versace. Basta sfogliare e poi leggere, magari a puntate, il libriccino che Lino Versace ha di recente mandato alle stampe, per rendersene conto. Non un libro dei sogni, non un cahier de doleance, non una summa indistinta, ma un insieme di citazioni forti, e fatte proprie (quella del ministro Mussi, ad esempio, ma non solo), organizzate e gerarchizzate, un'idea di università e di università in Calabria soprattutto, una voglia di accendere entusiasmi e partecipazione, ridare dignità al mondo accademico.

Nell'ultimo suo articolo apparso sulla stampa locale, Versace fornisce a mio parere la pietra angolare del distinguo strutturale fra lui e il rettore, quando dice che il comunicato dei presidi a sostegno di Latorre può interpretarsi come un atto quasi di arroganza, a significare: "che si discute a fare, noi, il potere, abbiamo già deciso". Lui, Versace, invece no, non ci sta e si sforza di creare contatti, di provocare cortocircuiti, di far intervenire e parlare e decidere la "gente".
Non è poco, in università; non è poco in Calabria.

Quale magistero esprime una leadership accartocciata su se stessa, che cita numeri e statistiche e sigla protocolli, ma rimane sempre uguale nel tempo, non introduce stimoli, non invoglia a misurarsi con i problemi strutturali dell'università e della Calabria? Ascoltando Latorre si ha da tempo la sensazione di sentir parlare un manager, che ci vuole, sì, per mandare avanti al meglio una "cosa" complessa com'è un'università, ma non si avverte mai quell'afflato, comunque necessario, che i tempi e il "posto" richiedono, in grado di guidare, o contribuire a farlo, studenti e docenti verso la missione alta del riscatto della Calabria.

Versace, quindi, è uscito dalle sole linee programmatiche e ha dato corpo e anima al suo impegno. Assieme alle denunce si sta muovendo sul piano propositivo, cui mi permetto di aggiungere un paio di cose. Unical deve proporsi l'obiettivo di rilanciare il progetto dell'intero sistema universitario calabrese, che esiste, se esiste, solo sulla carta, e deve puntare a diventare soggetto unico, forte, plurale, in grado di offrire servizi didattici, scientifici e al territorio, in termini forti, coordinati, integrati.
Da questo punto di vista l'idea già avanzata, e troppo frettolosamente derubricata, di un Politecnico non si pone come proliferazione, né distacco fra i saperi, ma come rilancio di qualità non disgiunta da un dialogo fecondo fra discipline.

Una seconda cosa voglio dire, già detta e ridetta, ma non basta: gli studenti sono il motore dell'università. Versace deve pensare a dosi di carburante e meccanismi di accensione tali da buttarli responsabilmente sul proscenio dei protagonisti.

Un'ultima cosa - per ora: in università si deve fare scienza e cultura d'alto profilo, anche con calendari di eventi "speciali", specialistici e non solo, che facciano interloquire le due cosiddette culture. Susskind ha pubblicato di recente uno splendido volume sulla fisica di oggi che intreccia considerazioni matematiche e fisiche con quelle umanistiche, filosofiche.

Di recente Adelphi ha proposto il carteggio fra Pauli e Jung, un grande fisico e... Gustav Jung. Altro che settorializzazione dei saperi, altro che esclusione dell'uno a vantaggio dell'altro. Settis, che ha pure inaugurato di recente l'anno accademico da noi, è una miniera di stimoli e proposte in campo storico e architettonico.

In Calabria, che è laboratorio naturale di patrimoni unici, che risposte di ricerche, approfondimenti, discussioni diamo a questi tesori? Cominciamo con un giorno dello studente ad Arcavacata: appuntamento annuale di discussione e festa dei nostri studenti; da questo nasceranno altre idee. Continuiamo con i martedì, o mercoledì o giovedì... degli appuntamenti interdisciplinari aperti, ovviamente, a Cosenza, Rende... all'intera Calabria, diamo il segno, non residuale, di effettiva cittadella della cultura, non ingessata nel suo tran tran quotidiano - peraltro nobile oltre che istituzionale, non rinsecchiamoci in una visione da marketing in cui, detto non per inciso, si parla di protocolli sulla meccanica, sull'informatica, l'aerospaziale e compagnia cantando (e ci sta tutto), ma trovare un atto che guardi ai problemi del territorio (pianificazione, geologia, geotecnica, idraulica, coste), in una terra che è, mi si passi la banalità, lo sfasciume pendulo sul mare è impresa che non produce risultato alcuno. Ed è cosa di poco conto?

Massimo Veltri




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