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In margine alla riunione del Corpo Accademico del 15 scorso

(Contributo del Prof. Galileo Violini)



Negli ultimi tempi “assordante silenzio” è un ossimoro molto usato. L’ultima riunione del Corpo accademico ha contribuito a fornirne un esempio evidente, che suscita in me l’esigenza di qualche commento.
Tutti gli interventi, con l’eccezione, per altro non espressa esplicitamente, di uno (professor Cocorullo), ma piuttosto promessa, rinviando a un prossimo testo scritto, hanno appoggiato la candidatura dell’attuale rettore.
Il professor Versace ha dichiarato che “se lo aspettava” e allo stesso tempo ha richiesto una terza seduta del Corpo accademico. La richiesta non è stata accettata dal decano sulla base di un’osservazione tecnica di un collega che ha fatto notare come il suo  accoglimento avrebbe comportato una nuova sospensione dell’attività didattica.
A mio avviso altri sono i motivi che rendono quella richiesta (forse irrituale) oltre modo sorprendente.
Nelle due sedute tenutesi finora solamente il professor Cocorullo si è schierato (nella prima) a favore della candidatura alternativa a quella del rettore uscente. Non può certo interpretarsi come appoggio ad essa l’intervento del professor Piperno che ha accompagnato l’invito a votare scheda bianca con un commento non benevolo riguardo il non essersi il professor Versace schierato contro la candidatura della professoressa Luchi per un nuovo mandato come preside di Ingegneria. Né l’intervento non effettuato dal professor Massimo Veltri in alcuna delle due sedute, pur essendo pubblica e nota la sua posizione, pare indicativo di un’adesione forte alla
candidatura del professor Versace. Quindi si dedurrebbe che l’appoggio principale su cui questi può contare è esterno al corpo elettorale, consistendo soprattutto di alcuni giornalisti che si distinguono per il loro appoggio convinto e incondizionato.
E dunque a beneficio di chi è stata formulata la richiesta? Si desiderava forse attraverso il suo fallimento includere anche il decano nella lista di coloro che limitano il diritto di opposizione nella nostra Università? Trovare una conferma della tesi che vorrebbe che sia impossibile opporsi a una pretesa cupola di potere?
Un altro aspetto dell’assordante silenzio di chi appoggia la candidatura del professor Versace è per altro degno di riflessione.
Un collega (il prof. Rubino) ha vaticinato un risultato bulgaro per la votazione del 27. Vorrei però osservare che non è immaginabile che una persona dell’intelligenza del professor Versace possa essersi impegnato in una tale campagna con un enorme dispiego di tempo, energie e mezzi solamente per vedere il suo nome su una scheda elettorale e darsi il voto.
Non mi sfugge che le firme di presentazione della sua candidatura sono fortemente caratterizzate dall’appartenenza a un’area e un dipartimento molto ben definiti. Questo certo toglie vigore alla sdegnata critica che il professor Versace ha formulato al professor Lanza che aveva annunciato una posizione compatta di una particolare area disciplinare, ma superficialmente potrebbe essere interpretato come un indizio del fatto che egli goda di un appoggio molto inferiore a quanto si pretende.
E dunque? Dunque l’impressione che ho è che la campagna del professor Versace miri a raccogliere voti indistinti di scontenti (sempre ne esistono), nessuno dei quali avrebbe “osato” manifestare la sua scontentezza “apertis verbis”.
L’Università, come afferma il professor Versace e come sottoscrivo senza riserve, deve essere un luogo di libertà in cui esprimere le proprie idee non richieda “coraggio”. Se ciò fosse invece necessario, parafrasando Brecht, direi che “beata è quell’università che non ha bisogno di eroi”, e dovrei compiangere la condizione della nostra. Tuttavia non è così; avendo spesso il piacere di cenare con il professor Versace, non per questo ho sentito l’esigenza di mitridatizzarmi; né nella nostra università mi consta si abbiano minacce
squadriste o liste di proscrizione; quindi l’unica interpretazione possibile dell’assenza di appoggi aperti alla sua candidatura è quella banale dell’assenza di sostenitori (e in questo mi soccorre il richiamo a Ockham in uno degli interventi del 15).
Se infatti dovessi pensare che le speranze di successo della candidatura del professor Versace siano fondate sull’esistenza di una maggioranza di colleghi silenziosi, non potrei non osservare che un tale silenzio non troverebbe alcuna giustificazione nella tradizione democratica dell’Università e in particolare del nostro Ateneo, nel quale mi rifiuto di credere che esistano colleghi che, partecipando nell’ombra ad una rete di oppositori, siano speranzosi di vincere, ma timorosi di esporsi, in caso di sconfitta, a rappresaglie che  esisterebbero solamente nella loro fantasia.

Poscritto:
Avevo redatto queste osservazioni prima di poter leggere le considerazioni e commenti sulla stessa del professor Versace, diffuse questa mattina. Ciò mi ha motivato ad aggiungere alcune osservazioni, data la sovrapposizione dei temi trattati nei due documenti.
Ovviamente mi asterrò dal commentare i punti che sono oggetto di una polemica diretta con il professor Latorre, limitandomi ad aspetti di carattere generale che, in quanto docente dell’Unical, mi danno titolo ad intervenire.

  1. Altri oratori sarebbero stati relegati ad orari disagevoli”. Ebbene, io sono intervenuto verso le 14.30 o forse 15 e sono rimasto fino alla conclusione, come molti altri colleghi. Se la riunione era considerata così importante, e sono d’accordo che lo fosse, per il futuro del nostro Ateneo, non avrebbe ciò giustificato in colleghi sensibili il sacrificio di rimanere in Aula e parlare al momento loro assegnato?

  2. Molti colleghi avrebbero preferito non intervenire, vista la piega che prendeva la riunione”. Una tale ipotesi è stata da me già messa in dubbio nel mio testo. Se mi fossi sbagliato e fosse veritiera, potrei solamente rattristarmi per la debolezza di convinzioni civili in quei colleghi. Ribadisco però che la storia dell’Accademia non conferma questa ipotesi.

  3. Il Rettore Latorre non avrebbe dato la sua disponibilità per partecipare ad una nuova riunione in cui “sarebbe stato utile affrontare in modo più concreto le questioni aperte”. Non so se la tensione o la stanchezza abbiano indotto il professor Versace a fraintendere quanto è accaduto dopo la sua richiesta. Il rettore non ha “negato” la sua disponibilità, ma ha solo fatto presente che essa era limitata al pomeriggio del giorno 19 e comunque la ragione addotta dal decano per respingere la richiesta è quella che ho indicato in precedenza. D’altra parte pare difficile negare che circa tre ore di intervento da parte di ciascun candidato dovrebbero risultare più che sufficienti per esporre i rispettivi programmi, cosicché una nuova riunione poco avrebbe aggiunto per il raggiungimento di questo fine. Se invece la riunione avesse avuto il fine di permettere la partecipazione attiva di sostenitori della candidatura del professor Versace, l’esperienza delle prime due ne dovrebbe mostrare l’inutilità.

  4. Non resisto a formulare un ultimo commento riguardo un aspetto delle considerazioni odierne del professor Versace che attiene non all’attuale processo elettorale, ma alla concezione stessa della politica. Il professor Versace trova disdicevole che dei docenti esprimano apertamente la loro adesione a una candidatura. Tecnicamente, la tutela della privacy (che si limita a coprire i dati sensibili, religiosi, di salute, appartenenza a partiti politici, orientamento sessuale) non può essere invocata per riproporre slogan di altra epoca (“qui non si parla di politica”). È un problema di cultura politica, e la mia generazione, e quelle più giovani, non hanno fortunatamente remore a manifestare apertamente le proprie preferenze, senza usare la trincea della segretezza del voto, che appartiene ad altra cultura politica. 


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