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Sulle 120 ore

La lettera del Prof. Volcic

(Da me diffusa via e-mail)



Ho comunicato al Direttore del mio dipartimento ed ai due Presidenti di corso di laurea ai quali afferisco il mio impegno didattico per il prossimo anno accademico, che ammonta a 96 ore, dichiarando che non intendo assumere altri carichi didattici.
Vorrei aggiungere alcune considerazioni.

Incomincio con il dire che non si capiscono bene le motivazioni che spingono il Rettore ad implementare la regola delle "120 ore", essendoci nel nostro ateneo altri problemi riguardanti l'impegno dei docenti che mi appaiono prioritari.

Per incominciare, ci sarebbe la necessità di omogeneizzare l'impegno didattico dei professori afferenti alle diverse facoltà.
La legge Moratti (L. 230 del 2005) fissava all'articolo 16 l'impegno didattico "in non meno di 350 ore annue di didattica, di cui 120 di didattica frontale,  ...", aggiungendo però nello stesso articolo che "le ore di didattica frontale possono variare sulla base dell'organizzazione didattica e della specificità e della diversità dei settori scientifico-disciplinari e del rapporto docenti-studenti, sulla base di parametri definiti con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca."
Stabiliva altresì che "ai professori a tempo pieno è attribuita una eventuale retribuzione aggiuntiva nei limiti delle disponibilità di bilancio, in relazione agli impegni ulteriori di attività di ricerca, didattica e gestionale...". Il tutto doveva però essere regolato "secondo i criteri e le modalità definiti con decreto del Ministro dell'istruzione". Criteri e modalità mai emanati, dunque in queste parti la legge è inapplicabile nel male e nel bene, e cioè sia nel concedere (o non) eventuali deroghe, sia nell'eventuale attribuzione di una retribuzione aggiuntiva.

La stessa legge negava comunque con l'articolo 19 l'applicabilità dell'art. 16 al personale già in servizio, statuendo che "i professori, i ricercatori universitari e gli assistenti ordinari del ruolo ad esaurimento in servizio alla data di entrata in vigore della presente legge conservano lo stato giuridico e il trattamento economico in godimento...".

Dopo aver invocato la legge Moratti, il Rettore ha deciso alla fine di accantonare l'autorevole (e pareva inderogabile) parere dell'Avvocatura dello Stato ottenuto in tempi record ed ha pensato di regolamentare l'impegno didattico dei docenti richiamandosi piuttosto alla legge 370 del 1999.

Il ricorso a quella legge è assolutamente improprio. È vero che vi compare il numero 120, ma il contesto è ben diverso. Intanto si riferisce agli incentivi previsti da quella legge (e non, per dire, alle supplenze) e comunque le 120 ore riguardano non solo le lezioni frontali, ma possono essere impiegate "in ogni tipologia di corso di studio universitario, ivi compresi i corsi di dottorato di ricerca, nonché in attività universitarie nel campo della formazione continua, permanente e ricorrente, [omissis], esercitazioni e seminari nonché ulteriori e specifici impegni orari per l'orientamento, l'assistenza e il tutorato, la programmazione e l'organizzazione didattica, l'accertamento dell'apprendimento ...".

Quella legge stabilisce inoltre che possono godere degli incentivi solamente i docenti che ottengono un giudizio positivo dagli studenti!
Vorrei aggiungere un'altra cosa che mi sembra di notevole rilievo. Il livello  retributivo per le supplenze è regolato dalla 382 del 1980 che stabilisce che per le supplenze (annuali, le uniche che allora esistevano) spetta un compenso pari alla metà dello stipendio iniziale di un professore associato. Legge che andrebbe reinterpretata alla luce dell'attuale organizzazione della didattica del nostro Ateneo, ma che è sistematicamente disattesa. A qualcuno potrebbe venire in mente di chiedere gli arretrati.

Ringraziando per l'attenzione,
Aljosa Volcic


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