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120 ore che passione!




Da un paio di mesi si discute delle 120 ore. Il Rettore ha fiutato la nuova ondata “legge e ordine” e ha deciso di far fare a (quasi) tutti le 120 ore indicate dalla legge Moratti.

Delle 120 ore si discute in ogni dove. Nei giorni scorsi alla mia casella è arrivata una mail del collega Volcic diretta ai consiglieri della Facoltà di Scienze, che esprimeva perplessità su quanto deciso dal Senato Accademico. Sull’oggetto era scritto da diffondere. E io ho diffuso. Certo non ho chiesto l’autorizzazione al collega Volcic, ma non mi pareva necessario. Ho pensato a una specie di catena di Sant’Antonio.

Il collega Gaudioso mi ha chiesto di far girare, credo per par condicio, una sua nota in cui esprimeva, al contrario, il suo convinto appoggio all’iniziativa del Rettore e alla soluzione prospettata dal SA, riferendosi nella sua nota a cose presenti nella lettera del collega Volcic, ma anche a cose che quest’ultimo non si era nemmeno sognato di dire.

Il collega Volcic si è infastidito per la mia iniziativa di far girare la sua nota, che voleva mantenere in un ambito più ristretto e riservato. Ma credo si sia infastidito anche per alcune parti della nota del collega Gaudioso. Comunque mi ha mandato una lettera di puntualizzazione con preghiera di diffonderla.

Nel frattempo mi sono arrivate due altre note dei colleghi De Leo e Menniti (una ciascuno), in risposta alla nota del collega Gaudioso. Sembrerebbe che desiderino la diffusione di tali note.
Wow!
Mi aspetta un sicuro avvenire da addetto alla comunicazione e incomincio a fare un pensierino sull’imminente concorso di EP!

Al di là degli scherzi, mi pare che emerga una volontà di discussione che va incoraggiata.
Pertanto, mi scuso pubblicamente con il collega Volcic, come già fatto privatamente, per aver diffuso una mail che chiedeva di essere diffusa, e pubblico sul mio sito (www.linoversace.net) tutte le lettere dei colleghi Volcic (2), Gaudioso, Menniti, De Leo, e pubblicherò tutte quelle che mi invierete.

Ho aggiunto anche alcune slide che il collega Cocorullo ha proiettato ad un Consiglio di Facoltà di Ingegneria e che dimostrano, con la consueta precisione, che l’iniziativa del Rettore è stata, al di là di qualsiasi dubbio, inutile e intempestiva, come peraltro sono molte delle iniziative da lui intraprese in questi ultimi tempi.
 
Che dire delle 120 ore?
  1. Non c’era nessun bisogno di suscitare questo vespaio, tra breve il nuovo Governo definirà la questione e questo eccesso di zelo sarà stato inutile.

  2. Come ben evidenziato dai colleghi Cocorullo e Volcic, la legge 230 non è applicabile per la parte che riguarda le 120 ore, perché manca il Regolamento che definisce criteri e modalità di applicazione.

  3. Credo che, stando così le cose, ognuno debba scegliere autonomamente, nell’ambito delle necessarie concertazioni nei Dipartimenti e nelle Facoltà, se fare 60 ore come da normativa vigente o farne 120 (o 90 o 70).

  4. Se qualcuno fa più di 60 ore, deve essere pagato per le ore in più.

  5. Se qualcuno decide di fare gratis le ore in più, merita il ringraziamento di tutti, ma è una sua scelta, non può diventare una regola.

  6. La decisione di fare soltanto 60 ore è individuale, deve essere perciò libera e non può ritorcersi contro la Facoltà.
    Pertanto qualsiasi clausola che preveda una penalizzazione delle Facoltà con meno stacanovisti è un ricatto inaccettabile
    .


  7. Ogni Facoltà può decidere, sulla base di un progetto didattico condiviso e dopo una discussione ampia e approfondita, di fissare dei tetti maggiori di 60, per le ore da erogare come carico didattico. In tal caso credo sia doveroso seguire la decisione della Facoltà.

  8. Il passaggio generalizzato alle 120 ore penalizza soprattutto i giovani dottori di ricerca e assegnisti che, attraverso le attività di esercitazione e di laboratorio o con qualche modulo integrativo, possono incrementare di qualche migliaio (o centinaio?) di euro all’anno i loro stipendi e possono soprattutto migliorare la loro esperienza e il loro curriculum. Forse qualcuno di loro continuerà a farlo, ma in modo informale.

  9. Per chiamare ai sacrifici o, come dice il collega Gaudioso, a comportamenti esemplari, ci vuole un livello di trasparenza che questa Università si sogna, vedi terzo mandato, concorsi ad personam, transazioni non comprensibili, bilanci di previsione che, sistematicamente, sottostimano entrate e avanzi di gestione e soprastimano le uscite. Sono segnali chiari verso l’opinione pubblica... ma sono segnali sbagliati.

Pasquale Versace


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