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Didattica sostenibile

("Garbata" discussione tra il Preside della Facoltà di Lettere e il presidente del Cocop circa la chiusura di un corso di laurea )




Prof. Raffaele Perrelli
Preside Facoltà di Lettere e Filosofia
SEDE


Carissimo Preside,
Preferisco scegliere la strada della lettera perché forse - nonostante continui a credere nella necessità di una civile convivenza - è opportuno che almeno siano chiare le motivazioni delle scelte.

Ritorno sull’argomento della nuova offerta didattica della facoltà decisa nel consiglio di ieri - per chiederti le ragioni formali della scelta di disattivare la laurea specialistica in Informatica per le Discipline Umanistiche. La motivazione dei requisiti minimi carenti - come ho già detto in facoltà - non regge per vari ordini di motivi, primo fra tutti la disattivazione della triennale in Mediazione Linguistica con conseguente possibilità di utilizzarne i garanti che, sommati a quelli della specialistica portavano il numero dei docenti ampiamente al di sopra del necessario. Per non dire della possibilità che altri colleghi potessero liberamente aderire - in piena libertà - al progetto. Parimenti dicasi della copertura dei corsi, all’80% tenuti da docenti di ruolo dell’Ateneo.

Nessun cenno agli eccellenti sbocchi occupazionali - pur se formalmente documentati e comunicati - né alla piena rispondenza del
percorso formativo con le linee di indirizzo nazionali ed europee che incentivano sempre di più una contaminazione dei saperi. Del resto hai affermato esplicitamente la poca rilevanza che attribuisci al confronto con le parti sociali rispetto alla nuova offerta formativa della facoltà.

Ti confesso che la decisione non mi ha sorpreso né turbato più di tanto perché era chiara fin dall’inizio la volontà di ridefinire il volto della facoltà all’interno dei più tradizionali saperi, volontà che si è poi estrinsecata nella costruzione di un’asseportante lettere - beni culturali. La validità dell’idea la daranno il gradimento degli studenti e le performances dei prossimi anni.

Vorrei però che fosse chiaro che la disattivazione obbedisce ad una scelta di politica culturale che - essendo maggioritaria - ha diritto di essere attuata. Come hai ben visto mi adeguo senza problemi al volere della maggioranza sia quando mi è favorevole sia quando non lo è. Ma è una scelta politica - che ovviamente non condivido - non una necessità tecnica.

Cordialmente
Roberto Guarasci


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Al Prof. Roberto Guarasci
Dipartimento di linguistica
Università della Calabria
SEDE



Caro Roberto,
ho potuto leggere solo oggi la tua lettera di venerdì scorso e ne ho registrato la costruttiva volontà di dialogo. Vengo, dunque,
al merito delle tue perplessità.

La disattivazione della Laurea triennale in mediazione linguistica è stato un atto doloroso, ma è vero che lo sarebbe stato di meno se fosse stata avanzata dal corso di studi stesso una proposta in tal senso. Si tratta di una laurea triennale cui afferiscono soltanto 3 docenti di ruolo – tutti e tre afferenti a SSD non compresi né nelle attività formative di base né nelle attività formative caratterizzanti il corso di studio – e cinque ricercatori di ruolo, di cui solo tre afferenti a SSD compresi tra le attività di base o caratterizzanti.
Dunque, si tratta di un corso di studi in cui le attività formative fondamentali riposano sulle spalle di tre soli ricercatori. Questa offerta formativa è già insufficiente anche per gli attuali requisiti minimi (a meno che non li si voglia scaricare sul computo complessivo della Facoltà, pratica non più consentita dalla nuova normativa), ma lo è ancora di più alla luce dei nuovi requisiti minimi annunciati, per il momento, in misura di 12 docenti per una laurea triennale. Ti faccio notare che per l’anno accademico 2007-2008 i CFU erogati da docenti di ruolo (professori di prima e seconda fascia) per carico didattico in questo corso di laurea sono soltanto16…Questo dato significa che il resto dell’attività didattica è svolto per supplenza, affidamento gratuito, contratto o mutuazione.

Il Corso di laurea magistrale in Informatica per le discipline umanistiche, sarà attivato, per l’anno accademico 2007-2008 grazie al
concorso di quattro ricercatori e docenti (i requisiti minimi attuali fanno riferimento ad almeno sei tra docenti e ricercatori, quelli attesi ad otto). I docenti che afferiscono al corso di laurea erogano come carico didattico 25 CFU (dei quali 15 relativi al SSD M-STO/08, Archivistica, bibliografia e biblioteconomia), tutti gli altri CFU sono erogati per supplenza, affidamento gratuito, mutuazione o contratto.

La distanza dai requisiti minimi richiesti aumenta ulteriormente se si considera che tanto le linee guida sull’applicazione della riforma, quanto il documento di programmazione triennale raccomandano non solo di rispettare i requisiti minimi, come è ovvio, ma di tenersi abbondantemente lontani da quella soglia. Saranno con ogni probabilità individuati dei riferimenti standard per classificare i corsi di studio e le facoltà su più livelli, proprio in funzione della maggiore o minore distanza dalla soglia dei requisiti minimi. Dunque, il corso di laurea in “Informatica per le discipline umanistiche” è stato escluso dalla programmazione didattica per l’anno accademico 2008-2009 perché il numero dei docenti che vi afferiranno nel prossimo anno accademico è pari alla metà della soglia minima richiesta, e, inoltre – mi ripeto -,  il mero adeguamento alla soglia dei requisiti minimi costituirà una sicura ragione di sottovalutazione dell’offerta
formativa dell’intera facoltà.

Per quanto riguarda gli sbocchi professionali, qui devo confessarti che resto molto perplesso davanti alla tua concezione di corsi di studio ed attività formative giudicati esclusivamente in funzione del risultato e non delle modalità in cui il processo formativo si realizza. La cura della correttezza e la tutela della pienezza dei requisiti dei processi di formazione rappresentano la principale preoccupazione, non certo l’unica, ma la più importante di sicuro, di cui una facoltà universitaria deve darsi pensiero.

Non c’è nessuna decisione politica dietro, nessun asse  prevalente dedicato ad altri settori ed altre discipline. Del resto, la Facoltà non può essere incoraggiata a compiere scelte avventuristiche impegnandosi in un’offerta didattica della cui sostenibilità non è, al  momento attuale, certa. Se un asse esiste, si tratta di un asse trasversale a tutta la facoltà e costituito esclusivamente sulla base della realizzabilità tecnica del progetto formativo in una dimensione di ampia tutela della qualità dell’offerta didattica.

Ma non voglio limitarmi a rivendicare la natura ‘tecnica’ della nostra programmazione didattica. Essa ha ovviamente una matrice politica, di politica culturale, s’intende, che, tuttavia, non concorre a determinare le scelte di cui fin qui si è parlato.

Nel corso di questi anni l’offerta didattica della facoltà si è limitata a registrare il movimento pulsionale di docenti e aree della facoltà medesima, senza un intervento di mediazione o di governo di questi ultimi. Ne è sortito un quadro segnato da un’apparente casualità, in cui si è privilegiata la volontà di apparire e di occupare spazi rispetto a quella di costruire solidi curricula formativi. Questa offerta formativa, così variegata sulla fascia delle triennali, ha fatto smarrire ogni traccia identitaria della proposta culturale della facoltà, e, soprattutto, ha impedito di rintracciare negli studenti delle aree di sofferenza formativa comuni a più corsi di studi e suscettibili, pertanto, di un intervento di sostegno proficuo e complessivo. Ancora, essa ha orientato la didattica della facoltà prevalentemente verso le lauree triennali, riducendo lo spazio e la dignità del segmento formativo delle lauree magistrali. Intervenire su questa offerta formativa era necessario per rivendicare da un lato la diversità ‘didattica’ delle lauree triennali, dall’altro lo spazio per un rilancio della didattica della Facoltà nei segmenti formativi superiori. Una università che abbia vocazione per la ricerca non può esser fatta da facoltà
votate solo alla didattica di base. Ancora una volta mi tocca ripetere che la buona ricerca e la buona didattica camminano insieme.

Cordialmente
Raffaele Perrelli
Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia
Università della Calabria



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Prof. Raffaele Perrelli
Preside Facoltà di Lettere e Filosofia
SEDE


Caro Lello,
la tua risposta – al di la di alcuni spunti polemici inevitabili – conferma sostanzialmente quanto io affermo. Premesso che ho  concordato pubblicamente sull’idea di accorpamento delle triennali di lingue e mediazione linguistica sulla base della estrema  similitudine delle nuove tabelle e senza contare sulla eventuale disponibilità di altri colleghi la laurea magistrale in “Informatica per le discipline umanistiche” era possibile, tranquillamente, mantenerla in vita.

Trovo singolare la tua affermazione che gli insegnamenti di base ricadevano sulle spalle dei ricercatori quasi ad indicare una  deficienza di requisiti connessa allo status. La trovo singolare non solo perché è così in gran parte dell’Ateneo visto che –  coscientemente – abbiamo obbligatoriamente investito il 70% delle nostre risorse proprio nel reclutamento dei ricercatori.
La motivazione vera della disattivazione è – ovviamente - nella conclusione della tua lettera.

Per te un curriculum formativo è autoreferenziale a condizione che corrisponda ad una identità primigenia della facoltà di Lettere. Se poi questa impostazione non è condivisa è il mondo che è sbagliato e non noi. Io sono di parere opposto la buona didattica e la buona ricerca la fanno i risultati e trovare immediatamente lavoro e uno di questi e – come sai – nemmeno l’ultimo.
Non lo dico io ma gli indicatori di valutazione del sistema universitario. Su questo abbiamo e continueremo ad avere idee diametralmente opposte e nessuno riuscirà a convincermi della correttezza di percorsi dei quali non sia stata adeguatamente valutata la rispondenza alle richieste del mercato del lavoro.

Per il resto, come ti ho detto, mi adeguo alle scelte della maggioranza ed alla “politica” della maggioranza. Come in ogni democrazia valuteremo i risultati. Noi e chi è deputato a farlo.

Cordialmente
Roberto Guarasci



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