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Unical, il governo taglia 16 milioni

(Articolo pubblicato su La Provincia cosentina di Venerdì 4 Gennaio 2008)



Duemilaotto in salita per l’Università della Calabria. La finanziaria del governo Prodi ha tolto al Campus di Arcavacata un finanziamento di 16.39 milioni di euro. Un “incentivo competitivo” che l’Unical era riuscita ad ottenere piazzandosi all’ottavo posto nella graduatoria nazionale degli atenei più validi d’Italia.

Una notizia che il rettore Giovanni Latorre ha voluto rendere nota ieri mattina nella conferenza stampa di inizio anno, convocata nella sala del consiglio di amministrazione. «Per l’Unical è un disastro». Ha esordito Latorre. «Abbiamo accettato la sfida della competizione pensando alla nostra crescita e siamo riusciti a fare bene anche confrontandoci con atenei inseriti in contesti sociali più forti dei nostri. Abbiamo anche rinunciato a risorse speciali che tengono conto del sistema in cui siamo inseriti, per vedere riconosciuti i nostri meriti. Abbiamo investito soprattutto sulla ricerca e sui giovani e siamo stati premiati per questo» - ha continuato il rettore.

Negli ultimi anni l’Università di Cosenza ha quasi raddoppiato il numero degli iscritti e delle strutture e ha cercato di «sfatare lo stereotipo secondo il quale in Calabria le cose non sono fatte bene». Con il Patto per le Università, firmato ad inizio agosto tra il ministro Padoa Schioppa e il ministro Mussi, era stata prevista una'quota aggiuntiva al Fondo di finanziamento ordinano, circa 350 milioni di euro destinati agli atenei italiani più virtuosi. Fondi assegnati in base al numero di studenti dell'Ateneo, al numero di crediti ottenuti dagli studenti, al numero di persone dedicate alla ricerca e al successo- nei bandi per i fondi pubblici. Una promessa tradita.
«Non è stato tenuto in considerazione - continua Latorre - che le altre università hanno un ammortizzatore che è il territorio, hanno dalla loro una maggiore tassazione degli studenti, commesse e conto terzi provenienti dal territorio locale, dalle banche per esempio che investono nella f6rmazione del personale».

Le università del Centro-Nord sono finanziate anche dall'ente Regione, «il consiglio regionale calabrese finanzia solo progetti ad hoc». 116 milioni di euro (23milioni è i I credito effettivo che lo stato deve all'Unical) sarebbero serviti per l'ulteriore crescita e sviluppo dell'Università della Calabria. «Il timore - spiega il rettore - è che saremo costretti a tagliare i servizi agli studenti, non potremo investire su didattica, ricerca e diritto allo studio, entrando in una spirale negativa».

A non pagare le conseguenze dei tiro mancino di Prodi & Co (48milioni di euro in meno di fondi ordinari per le università rispetto al 2007) saranno i nuovi venti ricercatori impiegati nel Campus: «Il costo complessivo dell'operazione è di un milione di euro - assicura Latorre - solo il 40% (378mila euro) sono stati finanziati dallo Stato, il resto lo mette l'Università. Quelli sono fondi già stanziati, ma che non sono a rischio». «Neanche raddoppiando le tasse d'iscrizione - dice Latorre - riusciremmo a recuperare i sedici milioni».

A preoccupare è il mancato sviluppo degli. organici. All'Unical mancano almeno 300 docenti (ordinari ed associati) e personale tecnico-amministrativo qualificato per portare avanti i laboratori di eccellenza e continuare a tenere alto il nome dell'ateneo. A dare un taglio ai fondi per l'università i 30 milioni di euro serviti a sbloccare lo sciopero dei tir di due settimane fa. A perdere gli incentivi per gli atenei più competitivi saranno anche l’Università di Catanzaro (al 24° posto con 1,09 milioni di euro) e l'Università Mediterranea di Reggio Calabria (al 21°posto con 1,88 milioni di euro).

Il Magnifico rettore fa appello agli addetti ai lavori dei Campus e alla classe politica locale per dare vita ad una battaglia che possa salvare «il buon lavoro fatto dall'Unical che rischia di perdere le caratteristiche che l'hanno portata a ritrovarsi tra le prime in Italia. Se l'Università deve continuare a guidare il cambiamento della nostra regione sarà necessario mettere in campo un'azione determinata per difendere un diritto maturato nella competizione con gli altri atenei». «In caso contrario - ha concluso il rettore - resterà solo da gestire il degrado, ma per quanto ci riguarda il silenzio è finito».

Eva A. Provenzano


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