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Tagli ai fondi, l'Unical insorge

(Articolo pubblicato su Il Quotidiano di Venerdì 4 Gennaio 2008)



ARCAVACATA - «Non vogliamo gestire il degrado di uno dei pochi centri d'eccellenza di questa martoriata Calabria». Lo ha detto ieri a chiare lettere Giovanni Latorre, rettore dell'Unical,  che ha indetto una conferenza stampa per denunciare la cancellazione, con il “Decreto milleproroghe", dei fondi previsti per l'Università della Calabria dalla Legge Finanziaria 2008.

L'Università della Calabria rischia la paralisi, a causa dei finanziamenti destinati all'ateneo calabrese ma fatti sparire con un colpo di spugna dai decreti dell'ultima ora del governo nazionale; per questo motivo il rettore dell'Unical Giovanni Latorre chiede a gran voce il sostegno delle istituzioni e dei calabresi tutti: «L'anno appena iniziato - esordisce il professor Latorre - potrebbe segnare per l'Università della Calabria l’avvio di una fase di progressivo rallentamento delle proprie attività, fino al rischio di raggiungere, in poco tempo, una sorta di devastante paralisi istituzionale che potrebbero compromettere i risultati fin qui ottenuti».

Le cifre, purtroppo per L’Università, parlano chiaro:  l'ateneo calabrese, fiore all'occhiello delle istituzioni calabresi e all'ottavo posto all’interno delle le classifiche tra gli atenei nazionali, potrà accedere ai fondi previsti lo scorso agosto dal “Patto tra l'Università e la ricerca”, documento d'intesa stilato tra i Ministeri dell'Economia e dell'Università, ed alle risorse del Ffo Fondo di finanziamento Ordinario, che premiano gli atenei più virtuosi con risorse economiche per migliorare la didattica e la ricerca. Una cifra che si aggira intorno ai 16 milioni di euro, e che è stata  eliminata dalla Finanziaria  dall’ormai noto “decreto mille proroghe”, azzerando di fatto il bonus previsto per i migliori atenei d’Italia, tra cui quello di Arcavacata.

«In questi ultimi anni - spiega il rettore – abbiamo ottenuto ottimi risultati come il raddoppiamento del corpo docente, l'incremento del numero degli iscritti e la valutazione positiva del Civr (ente che si occupa della valutazione dei progetti di ricerca universitari, ndr) e tutto ciò con pochissime risorse, in attesa che ci venisse riconosciuto il nostro ruolo di eccellenza della conoscenza nel panorama universitario italiano. Competiamo con realtà universitarie che sono territorialmente molto più forti di noi, come Torino, Bologna o Milano, ma siamo finora riusciti a non tradire le attese ed a ritagliarci un ruolo importantissimo, che ci piazza tra le prime dieci università d’Italia, e tutto ciò con il pochissimo che avevamo a disposizione, tirando la cinghia in attesa di tempi migliori. Ora, invece, restiamo a bocca asciutta, nonostante i risultati ottenuti».
«Agli atenei "virtuosi” - continua Latorre - spettava il 5 per cento dell'intero fondo, una cifra che si aggirava intorno ai 350 milioni; da settembre ad ora, questa risicata percentuale prima si è fortemente ridotta, poi è stata completamente azzerata, andando a favore di altre classi sociali, come i camionisti o i tassisti, categorie che per ottenere ciò che volevano sono state costrette a paralizzare le attività pubbliche. Se questo è il prezzo da pagare per ottenere qualcosa, vuol dire che ci adegueremo anche noi, e siamo pronti di certo a far sentire la nostra voce».

Tempi duri per l'Unical, che avrebbe usato quei fondi per incrementare il corpo docente, che avrebbe bisogno di qualcosa come altre trecento unità (in rapporto al numero degli studenti iscritti) per livellarsi alla media nazionale, visto e considerato anche che l'ateneo non ha altre entrate ad eccezione dei finanziamenti ad hoc per progetti che comunque non vanno a risanare i bilanci dell'Università.
Una situazione che preoccupa enormemente l'Unical, viste le diverse risorse a cui può fax fronte rispetto ad altri atenei, ma che deve coinvolgere secondo il rettore tutta la regione: «Noi siamo un centro di eccellenza all’interno di una regione disastrata. Non riceviamo di certo finanziamenti dalla Regione Calabria, che vista la situazione attuale forse non saprebbe nemmeno come fornircene, mentre le altre regioni destinano ai loro atenei cospicui finanziamenti. La posta in gioco è altissima, questa è una battaglia decisiva per le sorti della regione, per il cambiamento che dovrà intraprendere la Calabria. È necessario mettere in campo un'azione energica e determinata, a sostegno di un diritto conquistato con tanto sforzo. Non chiediamo l'elemosina, chiediamo che ci venga riconosciuto e ci venga dato quello che finora, con sforzi incredibili, ci siamo meritati. Comincia proprio ora la battaglia più difficile per l'Unical, alla quale tutti debbono assicurare il proprio "sostegno».


Francesco Rende


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