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Un Oracolo per fare impresa ma vanno avanti in pochi

(Articolo pubblicato su La Provincia cosentina del 3/09/2007)


Sostenere le idee imprenditoriali dei giovani laureati portandoli alla creazione di vere e proprie imprese. È l’obiettivo di Oracolo, un progetto di orientamento d’ateneo che l’Università della Calabria adotterà per il prossimo biennio. Il Liaison office, la struttura di Arcavacata che si occupa del raccordo tra l’innovazione e la ricerca universitaria con il mondo imprenditoriale, ha bandito un nuovo concorso che scade il 15 settembre. Si tratta del secondo tentativo, dopo il primo esperimento avvenuto nel 2003.

In quell’occasione furono presentati dieci progetti ma ben pochi hanno avuto futuro, nonostante l’ottimismo con cui sono state presentate. Le idee dei partecipanti (ingegneri, fisici, biologi, laureati in economia) sono tante e anche parecchio interessanti, soprattutto nelle proposte di applicazione di tecnologie innovative ma solo due hanno avuto un seguito, pur non diventando imprese autonome di successo.

La prima, che si occupa di monitoraggio strutturale, è diventata uno spin-off, quindi è sempre rimasta ancorata all’Università e al Liaison office per la sopravvivenza del progetto, mentre l’altra è diventata una società a responsabilità limitata con sede a Rende che si occupa di progettazione meccanica e disegno in spazio virtuale.

Il progetto Oracolo cura la formazione di laureati e dottorandi che presentano le idee, ed eroga 1.500 euro a persona come incentivo. Cifra certamente insufficiente ad utilizzarlo per un investimento. Se poi si pensa che la maggior parte dei progetti riguardano tecnologie che per vocazione ha bisogno di un investimento iniziale cospicuo giustificato da un tasso di redditività elevato, la Calabria si conferma come terra piena di idee di qualità ma poco attraente dal punto di vista degli investimenti.

Sarà un caso che ambedue i progetti che hanno sopravvissuto sono stati proposti da dottorandi (quindi interni ai dipartimenti scientifici di ingegneria) mentre i neolaureati esterni non hanno avuto scampo.
Quella che dovrebbe chiamarsi “accelerazione d’impresa”, un’attività imprenditoriale in realtà non l’ha fatta nemmeno nascere.

Questione di quattrini, come sempre. Quei “quattro soldi” sperperati tramite il Pon Ricerca Scientifica sono stati spesi nuovamente male, non centrando affatto l’obiettivo per cui erano stati predisposti. Il titolo del progetto era “Fare impresa da laureati: sostegno alla creazione d’impresa e alla diffusione della cultura imprenditoriale”. In tutto ciò, però, i laureati non sono riusciti a realizzare la loro idea imprenditoriale.

Le università meridionali sono quelle che sfornano il più alto numero di laureati, lo sfogo verso il mondo del lavoro però è sempre più limitato e le iniziative per scongiurare il mostro della disoccupazione e dell’assistenzialismo spesso si traducono in fallimenti.


Annalia Incoronato


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Territorio poco attraente per gli investimenti

(Articolo pubblicato su La Provincia cosentina del 3/09/2007 )


«C’erano progetti interessanti che potevano essere sviluppati e avere successo» dicono alcuni dei partecipanti al precedente bando del progetto Oracolo commentando quella esperienza. La loro testimonianza, tuttavia, si ferma qui. L’entusiasmo dei neolaureati che avevano creduto di potersi costruire un futuro con le loro idee sfocia in un commento laconico «poi del nostro progetto non se n’è fatto più nulla».

Molti di quei giovani laureati oggi hanno trovato un altro lavoro, più o meno lontano da casa. Una ragazza ci confessa: «A dire il vero ci avevamo provato ma non ci credevamo neppure che il progetto passasse la prima fase. Siamo rimaste stupite, abbiamo seguito il corso di formazione fino alla redazione del business plan ma poi ci siamo perse di vista, abbiamo trovato un altro lavoro».
Qualcuno forse non ne era troppo convinto ma in altri si nota un velo di malinconia per aver perso l’occasione di realizzarsi.
«Il mio -racconta un chimico- era un progetto in cui credevo, la creazione di un sistema di analisi chimiche, alimentari e ambientali tramite un naso elettronico. Un sistema che ancora oggi è all’oggetto di studi scientifici dagli innumerevoli campi d’applicazione. Il problema è che non ho incontrato partner interessati che condividessero l’idea per poterla far diventare un’impresa. C’era bisogno di un investimento economico che da sola naturalmente non mi potevo permettere, un solo macchinario costava cinquantamila euro».

La maggior parte dei progetti riguardavano la tecnologia, con applicazioni nella vita reale. C’era chi ha proposto un metodo per la concentrazione dei succhi di frutta tramite membrane particolari, chi voleva tentare di produrre e commercializzare sistemi ottici avanzati e chi avrebbe voluto costituire una società di servizi consultivi specializzata in problemi ambientali idraulici e delle risorse idriche.

Ma non mancano proposte con un taglio didattico. 
È il caso degli audiolibri che un gruppo di ragazzi ha proposto in aiuto agli anziani, ai disabili e a chi ha difficoltà in generale per diffondere la cultura. Interessante anche la proposta di pacchetti didattici per rendere meno pesante l’attività dell’insegnamento, tenendo conto degli strumenti pensati in coordinamento con pedagogisti e psicologi. Sulla stessa linea d’idee è il progetto per insegnare ai bambini la matematica in modo più coinvolgente e creativo tramite la costruzione di strumenti didattici vicini al gioco. Le giovani che hanno proposto quest’ultima idea alla fine -raccontano- l’hanno adottata ugualmente: «Insegnamo tutte a scuola per ui quello che avevamo messo nero su bianco nel progetto adesso lo applichiamo lo stesso nel nostro lavoro». Un modo per realizzare la loro idea, alla fine, per fortuna l’hanno trovato.

Annalia Incoronato


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