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La replica del Rettore Latorre

(Lettera pubblicata su La Provincia cosentina del 5/09/2007)


In merito all’articolo: “Un Oracolo per fare impresa ma vanno avanti in pochi”, a firma Annalia Incoronato, pubblicato ieri dal vostro giornale, rincresce constatare come un tema tanto delicato e complesso, quale quello relativo alle attività di orientamento in uscita, risenta di un approccio gravemente approssimativo e superficiale, che mal si concilia con il ruolo e gli obiettivi dichiarati dal giornale, tendenti a garantire una corretta e chiara informazione per i lettori.
Non per mera difesa d’Ufficio, dunque, ma al fine di fare chiarezza sull’effettiva attività svolta dall’Università della Calabria in questo settore e sui risultati ottenuti nonché, di conseguenza, per fornire una corretta e puntuale informazione all’opinione pubblica, si rendono assolutamente necessarie alcune precisazioni.
Non si comprende, in primo luogo, a quali fonti l’articolista abbia fatto riferimento per scrivere in termini tanto negativi dell’esperienza Unical nel progetto “Oracolo 1”, prefigurando addirittura una sorta di fallimento delle iniziative realizzate in questo campo, visto che mai la suddetta Annalia Incoronato ha chiesto informazioni e chiarimenti, come sarebbe stato corretto fare, agli Uffici competenti dell’Ateneo.
Ancor più stranamente colpisce - ed è il secondo aspetto che occorre rilevare -  come la stessa articolista abbia del tutto ignorato la valutazione oltremodo lusinghiera operata dal Ministero competente, che ha inserito le attività promosse dall’Università della Calabria tra le “best practice”,  tra le migliori cioè, del progetto “Oracolo 1”.
Progetto che, ancora oggi, a due anni dalla sua conclusione, è presente sul sito del Ministero come esempio di successo e che non va confuso con la seconda edizione, denominata “Oracolo 2”, che ha appena avviato le sua attività.
Le cose, invece, stanno in modo diametralmente opposto a quello descritto da Annalia Incoronato.
Soprattutto, non hanno alcunché di confuso e di genericamente enunciato, come invece traspare dalla faticosa lettura dell’articolo in questione.
Al contrario, esse sono chiaramente riconducibili all’interno di una più generale e complessiva azione organica di incentivazione delle attività imprenditoriali da parte di studenti laureati, che meriterebbero ben altro approccio e attenzione.
In base a tale azione, e nel rispetto di parametri non casuali, ma individuati con precisione dal Ministero, è stato possibile selezionare cinque proposte, rispondenti ad altrettanti gruppi di studenti laureati, alle quali, per qualità e originalità delle idee presentate, è stato deciso di attribuire un premio in denaro.
Due di queste proposte, in considerazione del loro particolare valore e interesse, sono alla fine diventate oggetto di una specifica attività imprenditoriale.
Come questo possa essere considerato un fallimento, pur sforzandosi, appare difficile da comprendere.
La vicenda in questione mostra, anzi conferma, come, restando indiscutibile e incontestabile la libertà di investigazione del giornalista, sia assolutamente necessario e corretto fare riferimento, in ogni occasione, a fonti attendibili e, soprattutto, ufficiali.
Se questo, nel caso di specie, secondo quella che appare essere stata la valutazione del giornale, non avrebbe dovuto consigliare l’automatico ricorso all’Ufficio competente dell’Università della Calabria, avrebbe dovuto imporre quantomeno una attenta verifica degli argomenti e, soprattutto, dei risultati ottenuti, attraverso il Ministero della Ricerca.
E’ indubbio, infatti, che una errata informazione, come quella offerta dall’articolista, al di là del fatto in sé, sicuramente non utile, da un lato, produca nell’opinione pubblica un effetto negativo, alimentando il convincimento che, anche in questo tipo di attività, si proceda secondo criteri e sistemi che non portano alcun concreto risultato; dall’altro, disincentivi e scoraggi quanti, al contrario, ad esse possono essere interessati riuscendo a realizzare qualcosa di importante, sul piano economico e imprenditoriale.
Per queste ragioni è auspicabile che, d’ora innanzi, sia per le questioni attinenti al progetto “Oracolo” che per qualunque altro argomento relativo all’Università della Calabria, “La Provincia cosentina” consideri con attenzione la disponibilità dell’Ateneo a fornire ogni utile informazione affinché non si ripetano situazioni come quelle che hanno reso necessario questo intervento, ma, ancor più, non si determinino situazioni in cui la realtà dei fatti risulti pesantemente stravolta, con grave pregiudizio per i diretti interessati: quanti vengono additati come cattivo esempio di gestione e di organizzazione ma, non di meno, chi questo negativo risultato si incarica di dimostrare, incorrendo talvolta, come nel caso di specie, in una brutta figura.


Il Rettore
Prof. Giovanni Latorre


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