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Il Latorre pensiero sull'informazione: 

dalla verifica alla censura

(Lettera pubblicata su La Provincia cosentina del 7/09/2007)


Il commento, senza firma, al mio intervento pubblicato l’altro ieri su “La Provincia cosentina”, ha davvero superato ogni limite quanto a capacità di leggere a senso unico e, allo stesso tempo, di stravolgere, a proprio piacimento, i fatti oggetto di attenzione giornalistica, dei quali ho inteso mettere in evidenza sia l’inadeguata e distorta modulazione sia, soprattutto, le conclusioni.

Con fare stizzito, come di chi si sente leso in una funzione “alta” e “incontestabile”, l’autore dello scritto contesta il diritto dell’Università, e di chi la rappresenta, di chiedere che le informazioni vengano verificate attentamente, prima di diventare oggetto di cattiva informazione e, dunque, di discredito, come è avvenuto nell’articolo sul progetto “Oracolo”.

Questo diritto, secondo “La Provincia cosentina” e il suo non qualificato difensore, non ha alcun valore e, anche di fronte ad una rappresentazione della realtà distorta, confusa e inadeguata, che dimostra l’approccio gravemente approssimativo e superficiale contestato all’articolista, non c’è altra strada che il silenzio.

La supina accettazione di un giudizio che, per quanto falso e lontano anni luce dalla realtà, va comunque subìto.
Una sorta di valutazione da magistrato supremo, che raccoglie e unisce in sé tutti i gradi del giudizio e decide di conseguenza. Senza possibilità di far valere le proprie posizioni. E, soprattutto, senza appello.

E se, poi, motivando le ragioni della protesta, qualcuno prova ad obiettare che non è giusto vedere scritte certe cose, in quanto non vere, e perché ad esse si è giunti attraverso un percorso “investigativo” (sic!) poco serio per chi è impegnato a fare informazione, ecco che si scatena la reazione di chi non vuole sentire ragione e fustiga gli improvvidi e irrispettosi responsabili della mancata consegna del silenzio.

È’ davvero uno strano modo di fare e concepire il giornalismo. Che nessuno può accettare. Sia chi, ed è il nostro caso, ha solo rivendicato il rispetto della verità, sia i lettori.

Per il resto, stia tranquillo l’anonimo estensore della livorosa notina di commento all’articolo, che nessuno ha mai pensato di dare lezioni giornalistiche a chicchessia, benché più d’una notazione critica sarebbe stata possibile fare, nella specifica occasione, anche su piani diversi da quelli che hanno originato la risentita risposta senza nome.

Verso la stampa e l’informazione in generale, chi scrive e l’intera Università hanno sempre avuto il massimo rispetto.
Lo stesso non può dirsi, evidentemente, per chi, nascondendosi dietro all’anonimato, ha pensato forse di intimidire o di condizionare la libertà e il diritto alla chiarezza dei suoi interlocutori.

Con ciò, per la seconda volta, prima con l’articolo in questione, poi con il suo modo di fare, registrando proprio una brutta caduta di stile.

Il Rettore
Prof. Giovanni Latorre


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