Arcavacata 2007 - Voglia di cambiamento!

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L'Unical? È diventata un mercato... accademico

(Articolo pubblicato su La Provincia cosentina di Giovedì 19 Luglio 2007 )



Nei giorni scorsi sul quotidiano "La Provincia" è uscita 
una bella intervista a Franco Piperno che sviluppa alcune riflessioni sull'Università italiana e in particolare su Arcavacata. Franco Piperno è un professore e si comporta come tale. Dice quello che pensa, non si pone problemi di convenienza. Parla alla testa della gente, costringe alla riflessione. Le sue idee si possono condividere o si possono confutare, ma sono comunque una ricchezza per l'Università, luogo in cui si pensa e si discute... o almeno si dovrebbe, soprattutto in Calabria, dove gli equilibri di potere sono antichi e immutabili, e si trascorre la vita nell'attesa di un cambiamento che non arriva.

Qui l'Università dovrebbe dare l'esempio, operando le proprie scelte alla luce del sole, sulla base delle proposte e delle idee, spalancando le finestre, dando voce e forza alle diverse opinioni, favorendo il confronto.
Nell'Università della Calabria, invece, la discussione langue da troppo tempo. C'è spazio solo per il conformismo, per le celebrazioni, per l'elencazione minuta di successi spesso soltanto immaginari. Contano l'immagine e il marketing.

Le recenti elezioni sono state la prova evidente di questa tendenza. Era l'occasione buona per fare emergere visioni diverse dell'Università. Le cose, invece, non sono andate così.

Anche qui hanno contato solo le intese tra i portatori di interesse, capaci di incanalare il consenso. Una fitta rete di accordi minuti ha cementato una maggioranza senza progetto, senza strategia.
Si arriva all'incredibile paradosso di sostenitori del Rettore che si aspettano l'attivazione di un nuovo Dipartimento di cui sono promotori, e altri sostenitori del medesimo Rettore che si a-spettano il contrario, perché sono fieri oppositori della nascita di questa nuova struttura. Entrambi i gruppi appaiono legati al Magnifico da accordi solidi, ma ovviamente riservati, in assenza di una qualsiasi valutazione strategica circa l'utilità di questo nuovo Dipartimento. Un mercato... accademico, ma pur sempre un mercato.

La malinconica riunione del Corpo elettorale che si è svolta il 15 giugno è una pagina emblematica del conformismo imperante. Tutti in fila, disciplinati, chiamati a tirare il proprio sassolino, in modo da far capire che ad Arcavacata ormai non c'è più spazio per il dissenso. Esiste una verità ufficiale e a quella bisogna attenersi.
La nostra è diventata l'Università dell'adesione passiva, che di fronte ad ogni critica recita la solita tiritera "questo è un problema generale di tutta l'Università meridionale, o italiana o europea o galattica, e quindi che possiamo fare... ringraziamo iddio che con una oculata gestione riusciamo a pagare ancora gli stipendi, e bla, bla, bla".
Si manda, così, un segnale negativo, mostrando che ad Arcavacata le cose funzionano come all'esterno. Ci sono i dritti che fanno i comodi loro e le anime belle che non sanno campare.
Il futuro non promette niente di buono. Non c'è un briciolo di autocritica, non un'idea nuova per ridare un po' di vita ad Arcavacata. Ma solo celebrazioni, presenzialismo e marketing. L'Università come mezzo e non come fine, trampolino di lancio verso più luminosi traguardi.

Di fronte a un simile scenario occorre moltiplicare gli sforzi per alimentare il dibattito, per tenere viva l'attenzione. Ben vengano quindi le sollecitazioni del professore Piperno, e di altri che hanno cose da dire e vogliono dirle.
Le occasioni non mancano. C'è, ad esempio, il rinnovo del Consiglio di Amministrazione con l'elezione dei rappresentanti di categoria.
Una tappa essenziale perché il Consiglio rischia di essere completamente normalizzato, con l'eliminazione delle rare voci che in questi anni hanno cercato di resistere all'omologazione. Un'omologazione che è ormai molto ampia come dimostra l'elenco dei sottoscrittori della lista del Rettore uscente, che comprende ex Consiglieri di amministrazione, Consiglieri in carica e aspiranti Consiglieri. Quasi ad indicare che ad Arcavacata la condivisione della politica rettorale è requisito essenziale per entrare in Consiglio. Che tristezza ricordando i tempi lontani, quando chi era eletto esercitava una funzione critica di vigilanza democratica sulla gestione del potere e manteneva un contatto stretto e costante con i propri elettori!

Adesso una parte non trascurabile dell'attività del Consiglio è finalizzata alla semplice ratifica di decisioni assunte dal Rettore con i propri decreti. Sono, infatti, più di 440 i Decreti portati a ratifica negli ultimi 3 anni, dal 2004 al 2006.

Pesa sul Consiglio uscente anche la frettolosa approvazione, peraltro solo a maggioranza, di un documento predisposto dall'Amministrazione in periodo elettorale per cercare di liquidare la questione importante del bilancio preventivo da me sollevata.
Tale bilancio, infatti, è caratterizzato sistematicamente, ogni anno, da una sottostima degli avanzi di gestione e delle entrate e da una soprastima delle spese, così che in fase preventiva le risorse che appaiono disponibili risultano molto minori di quelle che saranno accertate nelle fasi successive. Anche in questo caso invece di aprire un confronto su temi così vitali, si è scelta la strada della verità "ufficiale", espressa in perfetto burocratese, che cerca di troncare alla radice qualsiasi dibattito.

Eleggere un Consiglio di Amministrazione omologato sarebbe perciò una vera iattura. Appare invece auspicabile che gli eletti delle diverse categorie siano scelti in modo autonomo, sulla base di programmi, di proposte, di analisi e non siano un'ulteriore espressione della lottizzazione imperante.
I rappresentanti uscenti dal canto loro dovrebbero favorire una discussione sull'attività svolta e sui problemi che sono ancora aperti, facendo in modo che le elezioni del Consiglio di Amministrazione siano un'altra tappa nel lungo cammino verso la ripresa del confronto democratico nel grigio mondo di Arcavacata.

Pasquale Versace


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