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(Ultimo aggiornamento: Sabato 23/06/2007)


La questione Didattica



Il trasferimento delle conoscenze e del sapere verso le nuove generazioni, per prepararle ad affrontare il mondo del lavoro con strumenti adeguati alla costruzione delle diverse professionalità, è una delle missioni fondamentali di un Ateneo.

Il prestigio di una Università dipende in larga misura dalla capacità di porre in modo corretto la questione didattica e di individuare e attuare le soluzioni più idonee.

Per l’Università della Calabria la questione didattica si caratterizza per alcuni aspetti predominanti, in parte peculiari e in parte condivisi con l’intero sistema universitario nazionale.



Il livello di preparazione degli studenti in ingresso
ha subito un calo progressivo


nel corso degli ultimi anni. I risultati pubblicati dal CISIA e riferiti agli studenti di ingegneria sono spietati: gli studenti calabresi, cosentini in particolare, occupano le ultime posizioni.
È un problema terribile perché condiziona tutte le ipotesi di sviluppo dell’Università e del territorio circostante, e pone l’Ateneo di fronte ad una drammatica scelta: favorire l’incremento del numero di laureati anche a prezzo di ridurre il livello qualitativo medio o al contrario salvaguardare il livello qualitativo medio a scapito del numero di laureati.

L’Università deve farsi carico del problema, anche se le sue responsabilità sono indirette. È necessario agire su più fronti:
  • uno esterno, di concerto con la Regione e con il sistema della formazione secondaria, per individuare le strategie che nel medio periodo possano favorire l’inversione di tendenza. Il primo passo è certamente un monitoraggio puntuale del livello di apprendimento assicurato dalle diverse Scuole e dalle diverse classi all’interno delle singole Scuole. Sono poi necessari itinerari di aggiornamento seri ed efficaci, diversificati per le varie realtà, la cui efficacia deve essere verificata nel tempo
  • uno interno, per garantire agli studenti che sono già all’Università, o che, comunque, non potranno beneficiare dei risultati dell’azione precedente, un miglioramento progressivo del loro bagaglio culturale di base. Ciò può essere fatto con un progetto di didattica integrativa che utilizzi al meglio tutte le risorse disponibili. È necessario prevedere un sostegno continuo con corsi di azzeramento all’inizio dell’itinerario formativo, con corsi integrativi e corsi di recupero che accompagnino gli studenti fino alla laurea per aiutarli a colmare le loro lacune formative. È necessario sviluppare un livello di assistenza personalizzata con tutoraggio, autoapprendimento, e-learning.

Ma è necessario anche un radicale cambiamento della politica dell’accompagnamento (orientamento in itinere), riconoscendo l’inadeguatezza delle strategie finora adottate.


Il numero di Corsi di laurea
attivati dalla nostra Università
è eccessivo:


84 Corsi di studio tra lauree triennali, lauree specialistiche, lauree a ciclo unico. I Corsi di laurea sono troppi, non sempre utili, non sempre basati su un’analisi realistica degli sbocchi occupazionali, non sempre corrispondenti a competenze scientifiche realmente possedute dal Corpo docente. C’è il rischio di creare irrealistiche aspettative in ragazzi che impatteranno in un mondo dove la disoccupazione è ancora drammatica. C’è bisogno di una revisione critica e di razionalizzare l’offerta didattica. Quindi no alle professioni effimere, improvvisate, fantasiose. Anticamera di probabile disoccupazione. Sì invece a proposte concrete che aprono reali spiragli di futura occupazione. Gli esempi positivi non mancano, con settori dove si sfiora la piena occupazione.
Sono questi i settori nei quali si deve favorire e sviluppare l’attività didattica.


Il carico didattico dei docenti
è inaccettabile


e incide sul tempo che è possibile dedicare alla ricerca, con effetti più rilevanti per i docenti all’inizio della loro carriera, che dovrebbero dedicare un’aliquota prevalente del loro tempo al completamento della propria formazione e allo sviluppo della ricerca. È necessario, pertanto, sviluppare una didattica sostenibile che tenga conto delle risorse umane, delle competenze effettivamente presenti, degli sbocchi occupazionali, ma soprattutto della necessità di formare laureati con un buon livello di preparazione.
La costruzione di un progetto per una didattica sostenibile è tra gli obiettivi primari che l’Università deve prefiggersi.


La qualità dei servizi di supporto
offerti agli studenti
va potenziata.


Sono necessari servizi progettati ponendo come obiettivo centrale il miglioramento delle condizioni di vita e di studio degli studenti. In particolare sono necessari:

  • un’informazione più ampia e tempestiva;
  • più aule, soprattutto quelle di grandi dimensioni;
  • molte più aule attrezzate con supporti informatici e comunque interattivi (il 61% degli studenti ritiene non adeguato il numero di postazioni informatiche disponibili);
  • molti più laboratori didattici;
  • un maggiore uso di strumenti integrativi per favorire l’autoapprendimento utilizzando le tecniche di e-learning;
  • l’informatizzazione dei servizi amministrativi per gli studenti da utilizzare on line;
  • la diffusione di spazi wireless;
  • la creazione di spazi ricreazionali comuni;
  • ecc.

È necessario un controllo sistematico
sulla qualità
delle iniziative didattiche in corso,


che consenta di valutare quali iniziative hanno avuto risultati positivi e sono quindi meritevoli di essere proseguite ed eventualmente potenziate e quali, al contrario, non hanno sortito l’effetto sperato e devono essere abbandonate in coerenza con l’obiettivo di una didattica sostenibile. Le preziose indagini IVADIS (Indagine sulla Valutazione delle Attività Didattiche da parte degli StudentiLa Relazione del Nucleo di Valutazione anno 2005) e Almalaurea, tralasciano gli aspetti collegati ai contenuti dell’insegnamento, sul quale dovrebbero esprimersi altre figure in un processo razionale di gestione della qualità. Lo stesso Nucleo di Valutazione, nella relazione 2005, individua tra i punti di debolezza dell’UNICAL «il fatto che l’Ateneo non persegua una esplicita politica di gestione in qualità».
È necessario attivare immediatamente procedure di autovalutazione anticipando l’effettiva entrata in funzione dell’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR). Tale attività dovrà essere gestita in modo autonomo dal Nucleo di Valutazione.



Le continue variazioni
del sistema didattico di riferimento,


costringono a rivedere periodicamente l’organizzazione complessiva prima di raggiungere un assetto stabile e consolidato. Soprattutto l’ultima riforma del 3+2 ha creato grandi squilibri, anche perché scarsamente condivisa dal corpo docente, che ha fatto fatica nell'adottare in modo efficace il nuovo ordinamento, e in qualche caso non c’è ancora pienamente riuscito. L’attesa di una nuova riforma (Linee guida, Lauree, Lauree magistrali - CRUI: Classi dei corsi di laurea e di laurea magistrale, Decreti Ministeriali di accompagnamento alle Classi di laurea) peraltro, suggerisce il rimando di quei ritocchi che potrebbero migliorare l’offerta didattica attuale. I continui cambiamenti producono incertezza e costringono molti studenti a seguire itinerari tortuosi legati alla transizione da un piano di studi di riferimento ad un altro.
L’Università deve attrezzarsi per governare questi processi di transizione meglio di quanto non abbia fatto finora. In particolare deve essere potenziato il management didattico, devono essere individuati in modo puntale i percorsi transitori per gli studenti che si trovano a cavallo dei due ordinamenti, deve essere garantito un coordinamento permanente a livello di Facoltà e interfacoltà, deve essere incentivata l’intesa con altre Università per definire un nucleo comune per Corsi di laurea aventi eguale denominazione.



Si devono prevedere
itinerari formativi di eccellenza


Una parte delle risorse deve essere destinata al sostegno di itinerari formativi di eccellenza, che riguardino progressivamente i dottorati, le lauree specialistiche e poi successivamente quelle triennali. Ovviamente questi itinerari dovranno essere strettamente connessi a settori dove si sviluppano ricerche di particolare qualità e dovranno essere caratterizzati da specifici criteri di accesso e di valutazione esterna in itinere.


Va ripensato il ruolo
delle Facoltà, dei Corsi di Laurea e dei Dipartimenti


nella gestione delle attività didattiche. Su questi temi è necessaria una riflessione non solo locale. La tendenza dovrebbe essere quella di valorizzare sempre più la centralità dei Dipartimenti nella pianificazione e nella gestione del reclutamento e dello sviluppo delle carriere del personale, e di affidare ad essi, in forma autonoma o coordinata, un ruolo più incisivo anche nella gestione dei percorsi formativi almeno di secondo e terzo ciclo. Sulla base di questa impostazione potrebbero essere ripensate le scale di aggregazione dei Dipartimenti, dei Corsi di Laurea, delle Facoltà, tenendo conto del nuovo quadro di riferimento che si va determinando con la riaggregazione per classi di laurea e per aree scientifiche. Un tema aperto, da approfondire.


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