Arcavacata 2007 - Voglia di cambiamento!



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(Ultimo aggiornamento: Lunedì 18/06/2007)


Università e territorio



L’Università deve mantenere uno stretto rapporto con il territorio calabrese, assicurando il trasferimento della conoscenza verso una pluralità di soggetti: i ragazzi e le ragazze che devono completare il loro ciclo formativo, le imprese e la Pubblica amministrazione, gli uomini e le donne che vogliono continuare a conoscere.

L’Università non può, comunque smarrire il suo compito primario di sviluppare la ricerca e di mantenere il contatto con la dimensione universale del sapere, consentendo in tal modo all’intero territorio calabrese di essere partecipe di questo contatto.
 


Università e sistema regionale
delle imprese e della pubblica amministrazione


L’Università deve garantire l’assistenza e la consulenza scientifica al sistema regionale delle imprese e della Pubblica Amministrazione, senza trasformarsi in ufficio tecnico, centro di servizi, o centro di ricerca applicata.

L’Università deve favorire la crescita del sistema Calabria all’esterno e non deve espandere il proprio ruolo e le proprie competenze surrogando compiti e funzioni della Regione e del sistema delle imprese, occupando spazi che non le appartengono e sviluppando al suo interno attività che sono proprie del mondo esterno.



Laboratorio di idee
per lo sviluppo della Calabria


Nei settori nei quali dispone di adeguate competenze l’Università deve prospettare alla politica ipotesi di intervento che servano per lo sviluppo del territorio indipendentemente da quali potranno essere i soggetti attuatori. L’Università deve essere laboratorio di idee e di proposte per lo sviluppo.

L’Università, pertanto, non può limitarsi a considerare solo le iniziative che la potrebbero vedere direttamente coinvolta.

L’Università avrebbe dovuto incidere maggiormente nella fase di costruzione dei POR 2007-2013, con proposte e idee per lo sviluppo. Utilizzando pienamente tutte le proprie competenze avrebbe dovuto attivare le iniziative necessarie per mettere a punto Cento idee per lo Sviluppo della Calabria. Non avere agito in questa direzione è un grave errore della attuale gestione, che si è limitata a inseguire le iniziative avviate da altri senza nessuna capacità propositiva.

L’Università deve rimediare a questo errore facendosi promotrice di iniziative finalizzate alla creazione di progetti integrati, per ridurre il rischio di frammentazione nell’utilizzo delle risorse, che ha così gravemente compromesso il risultato del precedente POR. I Progetti integrati dovrebbero essere in grado di affrontare in modo organico alcuni nodi strutturali dello sviluppo regionale, mettendo insieme, in un quadro unitario, azioni riconducibili a diversi assi e misure, in modo da ottimizzare gli effetti. In particolare l’Università dovrebbe farsi promotrice della creazione, in alcuni settori strategici, di gruppi di lavoro misti insieme alla Regione e al sistema produttivo, capaci di identificare i contenuti essenziali di tali progetti. In tale contesto anche le azioni di didattica e di ricerca potrebbero avere una loro più efficace collocazione.

In ogni caso l’Università deve dare la propria disponibilità a partecipare anche in quei settori strategici nei quali le occasioni di valorizzare iniziative didattiche e/o di ricerca sono marginali o del tutto assenti.

La partecipazione dell’Università a qualsiasi iniziativa di cooperazione deve essere subordinata all’esistenza di adeguati standard qualitativi.
 
Il rapporto tra Università e territorio non può essere accentrato in figure apicali, ma deve essere capillare e diffuso, favorendo mille contati. Le Facoltà e i Dipartimenti devono, pertanto, sviluppare, in modo autonomo, rapporti con il territorio nelle materie di propria competenza.



L’Università nel territorio


L’accentramento di ogni iniziativa su Arcavacata non può essere l’unica strategia di sviluppo dell’Università. Nella pianificazione delle proprie iniziative, pertanto, l’Università deve aprirsi al territorio, favorendo la realizzazione di strutture culturali e scientifiche distribuite.

I poli di Vibo Valentia e di Crotone hanno rilevanza strategica nell’ambito del sistema universitario regionale e, previa verifica di sostenibilità, dovranno essere mantenuti.

L’Università deve essere di tutta la Calabria non solo di Rende e Cosenza, deve quindi legarsi alle varie realtà territoriali con un’offerta di iniziative culturali e tecnico scientifiche. Uno strumento di grande valenza potrebbe essere l’associazionismo in sede locale tra laureati ed ex studenti UNICAL che potrebbero garantire il mantenimento delle iniziative locali.

In siffatto contesto devono essere favorite e promosse le iniziative di lifelong learning finalizzate alle trasformazioni dell’economia e del lavoro, alle professioni, alla Pubblica Amministrazione, all’aumento dei laureati “adulti”, alla conversione dei laureati “deboli”. Nell’ambito di tali iniziative dovrebbero essere realizzati nel territorio i Centri di Apprendimento Permanente.

Anche le iniziative avviate in alcuni dei Comuni limitrofi di destinare alloggi dei Centri storici per gli studenti devono essere inseriti in contesti di iniziative culturali di più ampio respiro del tipo di quelle sopra indicate.

L’Università deve farsi parte diligente per favorire l’effettiva realizzazione della Città della cultura, predisponendo, d’intesa con le amministrazioni interessate, un progetto di massima che ne definisca i lineamenti essenziali.

Deve essere realizzato un maggiore raccordo con le scuole superiori per assicurare una formazione che sia mirata anche a facilitare l’accesso all’Università nei casi in cui siano previste prove selettive, e più in generale a favorire itinerari formativi, ove necessario differenziati, che consentano di rendere più agevole l’impegno universitario.

Devono essere adeguatamente potenziati i servizi e i centri comuni garantendone la fruibilità anche al territorio.

L’Università deve adoperarsi, d’intesa con i Comuni interessati, perché la qualità degli insediamenti che circondano l’Ateneo e sempre più si conturbano ad esso possano avere un livello qualitativo migliore di quello attuale.
La scomparse delle colline di Arcavacata sotto una informe colata di cemento non è fatto che può lasciare indifferente l’Università.




Il trasferimento tecnologico

Il trasferimento del know how verso il sistema delle imprese e della Pubblica Amministrazione  è un fatto positivo e rientra tra le missioni dell’Università, che deve seguire l’intera filiera dalla ricerca di base al trasferimento tecnologico. Il problema è, ovviamente, nel peso attribuito alle diverse azioni.

L’iniziativa del Dipartimento di Fisica di promuovere l’attivazione del primo spin off, fin dagli ani 90 e l’attività conseguente del Liaison Office sono certamente meritorie e dovranno essere potenziate e sviluppate ulteriormente. Ma è necessario che tale sviluppo avvenga sotto lo stretto controllo dell’Università e dei suoi Organi di governo. È necessario che le varie iniziative siano sottoposte a periodica valutazione per verificare la loro capacità di essere in modo autonomo sul mercato, occupando nicchie diverse da quelle di pertinenza dei Dipartimenti. L’esempio virtuoso è rappresentato da Exeura capace di stare in breve tempo in modo autonomo sul mercato, di dare occupazione a tempo indeterminato, di realizzare in modo autonomo e con le proprie risorse una nuova sede. Le iniziative che nel volgere di un breve periodo di incubazione non riescono a raggiungere standard similari dovranno essere tempestivamente abbandonate.

Va, comunque, riequilibrato a vantaggio della ricerca di base l’attuale rapporto con la ricerca applicata e industriale che nel corso degli ultimi anni è stata privilegiata in modo eccessivo.

Va in ogni caso assicurata e garantita la centralità dei Dipartimenti.


La destinazione d’uso del nuovo edificio di piazza Vermicelli destinato al trasferimento tecnologico dovrà in ogni caso essere riconsiderata, almeno parzialmente, soprattutto alla luce della cronica carenza di aule attrezzate e di spazi per le iniziative di ricerca autofinaziate che si svolgono nei Dipartimenti.

Dovranno essere adeguatamente contrastate le ipotesi di privatizzazione di parti dell’Università e la tendenza a realizzare ad Arcavacata una seconda Università, fatta di attività collaterali, commerciali, aziendali, di sigle misteriose che sottraggono spazi che potrebbero servire ai Dipartimenti o per realizzare aule attrezzate.

In tale quadro è necessaria una riflessione puntuale sulla vicenda della centrale elettrica privata, garantendo che in ogni caso l’Università sarà l’unico consumatore dell’energia prodotta.

Dovrà essere definito il ruolo reciproco del Liason Office e di Calpark, evitando conflitti e duplicazioni.

La presidenza di Calpark deve essere incompatibile con la carica di Rettore, di Preside e di direttore di Dipartimento.

Il Liaison Office deve essere potenziato in modo da assicurare l’alfabetizzazione di tutte le strutture dipartimentali e l’assistenza nella promozione e nella predisposizione di gare europee.




Università e politica

L’Università non deve partecipare in alcun modo alla vicenda politica regionale, né attraverso una diretta partecipazione dei suoi rappresentanti alla tenzone politica, né attraverso un appoggio diretto o indiretto a candidati esterni.

Nella programmazione delle sue scelte future, e in particolare per l’apertura di nuove Facoltà, Corsi di laurea, Dipartimenti, l’Università deve tener conto delle vocazioni e delle esigenze del territorio, promuovendo intese e concertazioni capaci di assicurare benefici sia all’Università che al Territorio.



Le deleghe

Per lo sviluppo dei rapporti con il territorio si prevede di affidare le seguenti deleghe:
  • trasferimento tecnologico;
  • lifelong learning;
  • coordinamento con gli enti regionali, provinciali, comunali;
  • città della cultura;
  • sistema universitario regionale.


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